Questa mattina, su ordine della Procura di Torino, è stata condotta da parte delle forze di polizia un’azione di natura repressiva in relazione alle mobilitazioni contro la realizzazione della linea ferroviaria Tav Torino-Lione del giugno e luglio scorsi, azione che ha colpito un attivista civitanovese della rete dei Centri Sociali delle Marche, raggiunto da un provvedimento di obbligo di dimora.
Consideriamo gravissimo quanto compiuto da parte della magistratura torinese attraverso l’adozione di provvedimenti di arresto e misure restrittive della libertà personale, che a sei mesi di distanza dagli eventi, tradiscono la loro natura intimidatoria.
Assistiamo ancora una volta al tentativo di trasferire forzatamente su un piano giudiziario e di ordine pubblico questioni di ordine politico e sociale decisive per la vita democratica del paese, come quelle rappresentate dal movimento NoTav nella battaglia contro la devastazione ambientale e a difesa dei beni comuni.
Respingeremo questo tentativo con la stessa determinazione che il popolo NoTav oppone alla militarizzazione della Val di Susa.
GLI ZOMBI INDUSTRIALI NEL CREPUSCOLO DEL “DISTRETTO” Il COLLASSO DEL CALZATURIFICO VAINER
Per qualche verso, l’ultimo atto della crisi dello storico marchio delle calzature Vainer (nei tempi d’oro poteva contare su una manovalanza di oltre mille operai su diversi stabilimenti in più regioni per oltre un milione di paia di scarpe prodotte), risulta paradigmatico del collasso del modello produttivo marchigiano, articolazione meridionale dell’incensato sistema industriale dei distretti tipico del nord est, polmone produttivo del paese. Un sistema che ha basato le proprie fortune non su una innovazione di prodotto ma su una applicazione particolarizzata, adattata alle situazioni geografiche sociali, di sistemi produttivi più adeguati al far east asiatico che alla quinta potenza industriale del globo. Capitalismo industrial-familiare innestato su un sistema bengalese di contoterzismo, bassi salari e frequente evasione fiscale e contributiva, assistenzialismo statale e bancario, endemica ipocapitalizzazione e scarsa propensione all’export. Una miriade di piccole-piccolissime imprese più abituate a fare “clan” che sistema. Una giungla imprenditoriale cresciuta all’ombra dei grandi marchi assistiti generosamente dallo stato il cui unico “core-businnes” era la raccolta delle briciole. Organizzazione che non ha retto allo shock competitivo portato diretto della globalizzazione: i “grandi” del mercato sono economicamente sopravvissuti esternalizzando dall’oriente europeo alla Cina, per gli altri è iniziata l’agonia.
Sarebbe ingeneroso parlare di copia incolla per il collassi industriali della regione. Non è corretto accostare la situazione della Best di Montefano all’agonia dell’impero della famiglia Merloni alle ruberie generalizzate dell’associazione a delinquere “Italfilter” con i selvaggi valzer di assetti proprietari della sentinate Vainer.
Come le facce di un icosaedro tutte queste crisi sono lo specchio variegato e multiforme di un sistema capitalistico rapace ed egoistico che, dopo aver cercato di annichilire la naturale propensione solidaristica tipica delle genti rurali e della montagna, ha fatto leva sui peggiori sentimenti sociali innescando meccanismi ora di lotta fratricida, ora di consociativismo becero e mafioso. Sistema economico che ha plasmato una intera classe politica (con il presidente della regione di diretta di discendenza dai desk dirigenziali del principale impero industriale locale e il vicepresidente, ex capo del personale dell’azienda del fratello) e ha piegato le organizzazioni sindacali a volte annientandole a volte acquisendole mediante privilegi e prebende. Tra le macerie del collasso decine di migliaia di lavoratori appesi ai rinnovi delle casse integrazioni, come gli antichi egiziani alle piene del Dio Nilo.
Nel nostro percorso politico verso una costruzione partecipata di un modello di sviluppo socialmente e ambientalmente sostenibile vogliamo dedicare degli attimi di riflessione ad ogni piega di questo riassetto di poteri chiamato crisi. Oggi iniziamo il percorso d’inchiesta con questa nostra videointervista a Veronique Angeletti, giornalista e attenta osservatrice del nostro presente sulla ultima crisi dello stabilimento di calzature Vainer di Serra Sant’Abbondio (PU)
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A leggere con sguardo acuto i fatti di cronaca di questo inizio anno ci sovviene subito l’opera dello scrittore americano. Vogliamo pensare che le roboanti dichiarazioni del sindaco di Pergola e di quello di Fano, rispettivamente sull’arresto di alcuni ragazzi pergolesi perseguitati per l’uso di sostanze stupefacenti e sull’aggressione fascista in pieno centro a Fano, siano frutto di quella “follia controllata” che Castaneda individuava come “strumento sensoriale del guerriero” per l’esplorazione della realtà.
Ci piacerebbe pensarlo. In realtà è solo lo sguardo colpevolmente miope di due politici, fatto dal buco della serratura dei media, attraverso il filtro di un interesse elettorale. Baldelli vuole “curare” i ragazzi vittime della repressione poliziesca di capodanno, ragazzi caduti in una retata studiata per fini mediatici e di carriera da funzionari pubblici che, evidentemente, non avevano di meglio da fare che dispiegare, addirittura, 60 nostri dipendenti alla caccia di “soliti noti”, già più volte inquisiti e capro espiatorio del fallimento dell’azione sociale pubblica e, non ultima, proprio del comune che amministra. Al di là dell’enfasi giornalistica della “penna,” piegata dalla potenza dell’euro al servizio dei potenti di turno, i giudici hanno riconosciuto che sotto il vestito della notiziona, delle congratulazioni del sindaco, e delle belle foto in parata con tanto di etilometro in vista, c’era il nulla di qualche disadattato, che scambiava euro contro sballo per capodanno, ai giardini. E infatti per nessuno c’e stato il carcere, ma solo i domiciliari.
Il disagio sociale, sindaco, non si cura con le aspirine: Continue reading
Commenti disabilitati su Le “Realtà Separate” di Baldelli e Aguzzi: Tra Castaneda e gli interessi elettorali. | posted in Saperi