BIFOLCO: UNA STALINGRADO SUL MONTE ROMANO?

 

E’ con grande soddisfazione che prendiamo atto di una svolta radicale, da parte dell’amministrazione comunale, in tema di politiche relative alle attività estrattive. Soddisfazione sincera e profonda, anche se, speriamo, non tardiva.
In primo luogo perchè l’apertura di un nuovo bacino escavativo in una zona ambientalmente delicata, come il versante settentrionale del Monte Romano, costituirebbe una danno irreparabile all’ecosistema già fortemente provato da altre cave e da una politica ambientale quanto meno disinvolta.
La concessione del permesso creerebbe inoltre il presupposto per la trasformazione dell’intera area in un POLO ESTRATTIVO  con conseguente fludificazione nell’esame delle valutazioni di impatto ambientale. Vogliamo ricordare che il versante settentrionale del Monte Romano è stato più volte concesso alla multinazionale Buzzi Unicem (gruppo FIAT) grazie ad aderenze politiche del direttore dei lavori con un partito politico dell’attuale maggioranza.
 

Clamoroso il caso della concessione ottenuta, in spregio alle indicazioni dell’ANCI, ad una settimana dalle elezioni amministrative del 2004. Quasi contigua, sulla stessa montagna, il comune di Serra Sant’Abbondio ha autorizzato una nuova cava, con tanto di devastante strada di servizio che sfregia la montagna. A conferma che la potente lobby dei cavatori sta puntando su questa devastante ipotesi, le infrastrutture che sono sorte sulla riva sassoferratese del Cesano, a poche centinaia di metri dalla frazione di Poggetto. La concessione per l’inquinante impianto è stata data senza averne data alcuna comunicazione alle popolazioni, che ne subiranno le ricadute in termini di drastica riduzione della qualità della vita. In definitiva se “passa” la cava del Bifolco si creano i presupposti per la concessione di quella prevista dal Piano Cave per la Madonna del Vado (e cosi il quadrante del saccheggio si completa anche a nord ovest), da quelli stradali alle infrastrutture, completando cosi la completa craterizzazione dell’area.   
La creazione di un importante polo estrattivo nell’alta valle crea inoltre grave un grave pregiudizio alla possibilità di uno sviluppo “diverso”, sostenibile e compatibile, sia sul piano ambientale che economico e sociale. Unico sviluppo possibile in piena epoca di deindustriazzazione in cui l’unica risorsa “rinnovabile” a cui attingere è il nostro ambiente, la nostra storia che diventa cultura e una qualità di una vita, ancora discretamente elevata nei nostri territori. Come potremmo lottare per l’inserimento dell’area nel futuro Parco nazionale del Catria, Nerone e Alpe della Luna una volta saccheggiato e trasformato in polveroso deserto attraversato da camion e ruspe?
Ed è per questo che la battaglia Cava del Bifolco assume una valenza particolare e strategica, ed è per questo che crediamo sia giusto valorizzare la nuova posizione che il Sindaco Borri e la sua maggioranza hanno espresso. Sarà una battaglia durissima, che si svolgerà sul piano burocratico, sociale, prima ancora che politico. Coscienti di questo, avere l’amministrazione e tutti i poteri concessi dalla legislazione al sindaco (dalla sanità all’ordine pubblico) dalla stessa parte della “barricata” (speriamo solo metaforica) è per noi motivo di grande sollievo. Sappiamo bene, e la storia della battaglia culturale svolta in Val di Susa ce lo insegna, quanto sia importante una presa di posizione chiara, precisa e coerente, delle amministrazioni locali in questa lotta per il futuro.
Vogliamo credere che questa vera e propria “svolta” della politica della maggioranza sia anche il portato di una rinnovata sensibilità democratica che ha consentito di cogliere le istanze, decisamente avanzate, che la popolazione dell’entroterra  pergolese, stanno avanzando, non solo su ambiente e qualità della vita, ma anche in tema di democrazia e partecipazione.
Vogliamo credere che il comunicato non sia sfrutto di una schizzofrenia politica momentanea ma di un generale cambio di sensibilità, come anche un percorso politico, a volte doloroso, fatto di fratture e divisioni. Una nuova sensibilità democratica che porti ad una rivisitazione radicale e senza appello delle chiusure autoritarie tipiche della giunta Borri. Speriamo che questo “nuovo corso” possa portare a dei ripensamenti sulla concessione di nuovi svincoli all’edificazione di nuovi terrificanti stabilimenti industriali destinati, in piena de-industrializzazione, alla solo speculazione costruttiva. Identico il giudizio per quello che riguarda la speculazione edilizia che sta investendo la zona che subisce invece una delle più gravi crisi demografiche degli ultimi decenni.
E vogliamo ancora credere che possa essere l’inizio della fine dell’isolamento autoritario del potere locale, aperto solo alle voci rigorosamente del “coro” e completamente sordo alle istanze più avanzate, critiche e democratiche provenienti dal tessuto cittadino,  e che le denuncie agli 11 militanti di Squola che il 23 novembre saranno in giudizio per gravissimi ed inesistenti reati a causa delle denuncie del sindaco Borri, siano solo ricordi del passato.
L’aria sta cambiando, comitati di cittadini stanno nascendo in tutta la valle e in tutto l’entroterra regionale. Una nuova coscienza politica è cresciuta sulle ceneri di un sistema di rappresentanza ormai fossile e richiede una impegno che va ben al di la di gettare una scheda in una urna ogni 5 anni. Di pari passo crescono gli appetiti degli speculatori, a volte mascherati da impresari dell’eolico, a volte inceneritori, altre palazzinari o cavatori.
Sul Bifolco non si stanno concentrando solo le attenzioni dei “rapinatori dell’ambiente”, ma anche di molti cittadini, di reti di comitati e collettivi sociali, ben intenzionati a combattere questa battaglia, che si sta delineando come definitiva.    


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