Bee or Not to Be – Concerto benefit

La solidarietà è un arma

concerto benfit per le popolazioni alluvionate


Tra “Sciacalli” e “sciagure” La coda di paglia del sindaco Tagnani

lago Claudio Minardi - Monte Catria

Canottieri squola al lago Claudio Minardi

Bisogna ammettere che, al sindaco di Frontone, Daniele Tagnani e agli altri “capibastone” delle “ndrine” che gestiscono gli osceni lunapark scistici delle Marche, non manca l’attitudine sportiva. Solo dei campioni di arrampicata sugli specchi avrebbero potuto scrivere quanto appare sull’ articolo, a firma di Marco Spadola, “La responsabilità dell’alluvione è anche del no degli ambientalisti”. Come ogni scalatore sa, nella progressione verticale, è essenziale il rapporto peso/potenza. E appare palese come, il sindaco e i suoi giullari, siano appesantiti da un handicap: la pesante e ingombrante “coda di paglia”.

Faremo un torto alla intelligenza nostra, del sindaco e dei gestori di circhi equestri sciistici se, anche solo lontanamente, pensassimo o avessimo scritto, che la causa esclusiva della devastante alluvione risiedesse nel massacro ambientale compiuto per la realizzazione degli impianti sciistici del Catria.

Quando su una porzione limitata di un area appeninica e sub-appeninica, si abbattono 2 metri cubi d’acqua su tre metri quadri, non c’è faggio tutelato (e non massacrato in quota), consorzio di bonifica efficiente (e non latitante) , casse di esondazione realizzate (e non progetti fermi dal 2016) e giunte regionali attente ed efficienti (e non intente a finanziamenti a cacciatori di cinghiali e danzatori di saltarelli in chiave elettoralistica), non c’ NULLA che possa impedire al “problema” di rovinare violentemente a valle. E con lui tutte le sue contraddizioni.

Certi fenomeni, ormai non più straordinari, vorremo essere chiari, non sono da attribuire al sindaco Tagnani ne ai suoi ascari con cui si spartiscono il ricco bottino dei milioni di denaro pubblico a scopo privato. Sono il risultato scontato ed inevitabile di ormai tre secoli di sfruttamento sociale e rapina ambientale al Pianeta, fatta al solo scopo dell’arricchimento individuale. In sostanza nel capitalismo in una qualsiasi delle sue tante, diverse e mutevoli forme.

L’unica cosa che unisce il Sindaco, i suoi ascari locali, e circensi della neve (con il massimo del rispetto per i lavoratori dello spettacolo) marchigiani e le élite che hanno stuprato il pianeta è la mentalità: Il pianeta, o nel caso del sindaco Tagnani, la Nostra (del sindaco, nostra e degli abitanti del pianeta) Montagna come area, esclusiva su cui esercitare comando, controllo e rapina.

Se abbiamo appurato che le responsabilità sui danni dell’alluvione non sono di Daniele Tagnani, dei suoi ascari o degli impavidi capitani d’impresa dell’industria sciistica regionale (??!!), difficilmente potranno essere attributi ai cosiddetti “ambientalisti”, che se esistevano, ormai si sono persi, e il cui potere decisionale sulle scelte politiche, se prima era poco, dopo Renzi e il suo devastante “Sblocca Italia” che ha appiattito ogni lontana parvenza di controllo popolare e democratico su appalti e progetti, si è ridotto, con buona pace di Bonelli, Carrabs o degli altri camerieri del PD, a quello paragonabile ai pochi atomi di idrogeno di un peto, sperso nello spazio siderale.

Se i cosiddetti “ambientalisti” (e noi con loro) hanno delle responsabilità è nel fatto che hanno urlato troppo piano, che non si sono opposti con i loro corpi, che non hanno democraticamente sabotato la rapina ai soldi pubblici esercitata mediante disastri ambientale. Nessuno di noi, nessuno di “loro” ha fatto il proprio dovere, obbligo per i futuri abitanti del Pianeta. Salire sulle loro ruspe ed incatenarsi, bloccare con ogni mezzo necessario il massacro. Sabotaggio, come preciso obbligo di civiltà.

Chi scrive a tutti questi illustri signori che, costruiscono il deserto sulle montagne e lo chiamano “promozione dell’ambiente montano”, è un esiguo gruppo di gruppo di militanti sociali e politici, che non viene da nessuna costa a mangiare nessun panino; noi all’ombra di Catria ci viviamo e magari di Catria vorremo anche vivere. In armonia e in maniera socialmente e ambientalmente compatibile, partecipata democraticamente e paritaria. Non c’è traccia tra di noi dei famigerati “professori (abitanti sulla costa) in “mocassini che guadagnano 10 mila euro al mese” evocati dal Sindaco. Per curiosità intellettuale lo spaccato sociologico degli attivisti evidenza una maggioranza di contadini, artigiani ed operai. Alcuni di noi stanno così a ridosso della montagna da vedersi spazzati via casa e attività dalla furia delle acque.

I milioni stanziati dalla regione per “promuovere l ambiente montano” per il tramite degli impianti del Catria sono più di 6, e sono più dei 5 a tutt’oggi stanziati dal governo per l emergenza alluvione: la matematica non è un opinione. I fantomatici laghi, l’innevamento artificiale, l’illuminazione notturna (magari tra un po anche wi-fi, bluetooth, aria condizionata..) promuovono solo l’economia criminale di chi li ordina e realizza, non la montagna. L’unica cosa che scivola sugli orrendi canyon desertici chiamati piste sono l’humus, i tronchi e il torrenti di soldi pubblici. I primi vanno ad intasare i fiumi e creare disastri. I secondi nelle tasche di chi ha ordito la rapina.

Ma se questo “disastro ambientale colposo aggravato dal metodo mafioso” ha una mente criminale quella sicuramente risiede nei poteri politici ed amministrativi che l’hanno non solo autorizzato ma anche ordito. Traggono origine, potere e voti, proprio tra i “rammolliti” abitanti della costa (70% dei voti/80% del PIL), condividono con il sindaco la stessa mentalità che vede il vasto e ricco entroterra come una “riserva indiana” (o lunapark).

Chi fa politica in questo tempo, in questo Pianeta, non può non porsi l’AMBIENTE come problema centrale della propria agenda. Compatibilità sociale e ambientale come bussola e guida di ogni progetto di sviluppo e crescita. Questa riconosciuta centralità fa di noi, e anche con orgoglio, ambientalisti. Tutelare e difendere per promuovere e sviluppare.

Ma sia tranquillo il Sindaco, i suoi padroni e i suoi giullari, ci troverà comunque in prima fila dentro i movimenti contro le guerre imperialiste, per la libertà dei popoli oppressi. Ci troverà insieme ad ogni famiglia sotto sfratto, contro ogni distacco dell’acqua, in ogni forma di mutalismo e socialità che fa crescere la coscienza, contro i fascismi vecchi e quelli nuovi, per la tutela e la difesa dei diversi e degli ultimi, con gli operai delle multinazionali che delocalizzano e licenziano via whatsapp. Insomma tra Pantelleria e la Valsusa.

Saremo sabato 15 10 alla manifestazione di Ancona “Basta Pagare!!” per chiedere:

– lo stop immediato a qualsiasi progetto impattante su Appennino e la revisione immediata dei criteri su cui sia basano i VIA (valutazioni di impatto ambientale) nelle aree montane;

– sospensione immediata, in tutte le aree interessate dallo “stato di calamità”: dalle rate dei mutui, dai versamenti fiscali e di quelli contributivi;

– blocco immediato ed universale ai pagamenti delle utenze invernali nelle aree calamitate;

– un “piano montagna” che viri in maniera decisa, netta e senza tentennamenti, da una idea di sviluppo predatorio e insensato come quello che punta ad unico luna park osceno dall’ emilia all’abruzzo, per puntare sull accoglimento delle tante domande di tutela dell’ambiente a cominciare dai custodi, le genti della montagna. Una fiscalità di favore e investimenti sulle attività tradizionali, sui prodotti delle nostre terre, la possibilità concreta di partecipazione alla gestione delle aree protette.

Se ci vede fermi e inginocchiati, tranquillo: stiamo allacciandoci le scarpe per prendere la rincorsa.

Spazio Pubblico Autogestito Squola

Pianeta Terra

Contemporanei all imbecillità


Manifestazione “Basta Pagare!” Ancona 15 ottobre 2022

Cannabus per la manifestazione:

Serra Sant’Abbondio 12 45

Pergola 13 15

San Lorenzo in Campo 13 30

manifestazione 15 10

manifestazione “basta pagare” ancona 15 10 22


A Monte del Problema

Il Problema “a Monte”

Il Problema sta a monte. Decisamente più a monte delle Montagne che 15 giorni fa hanno subito eventi meteorologici di inaudita violenza che ne hanno sconvolto gli equilibri idrogeologici.

In un sistema economico, politico e sociale che in pochi decenni è riuscito, con la propria rapacità predatoria, a violentare il Pianeta e turbarne gli equilibri ecologici e ambientali. Stiamo parlando del capitalismo nelle migliaia di sue varianti e trasformazioni. E su questo non ci piove.

Dove invece piove a dirotto (quando non è interessato da siccità, da temperature tropicali o zero termici permanenti a 5000 metri) è proprio sulle nostre Montagne.

Anni incuria, rapine ambientali, crescite demografiche negative, politiche di stampo coloniale da parte di poteri locali basati sulla costa (da dove traggono il 70% dei voti e del PIL) hanno creato nelle nostre aree montane la combinazione perfetta per il “disastro”.

E quando cade mezzo metro d’acqua in un ora, tutti i nodi vengono al pettine. O meglio, scendono violentemente a valle.

Quando cade un metro cubo d’acqua in tre metri quadri su montagne disboscate per fare posto ad anacronistici ed osceni impianti sciistici, quando cade su aree interessate da una silvicoltura predatoria e non controllata, quando piomba su torrenti mai verificati da inutili enti pubblici chiamati consorzi di bonifica, quando piove su tutto questo, il risultato non può che essere il Disastro che tutte e tutti conosciamo, in cui l’unica cosa che non era prevedibile è l’ignavia dei poteri che governano queste terre e le sfruttano.

Chiediamo, e insieme a noi le popolazioni interessate dai progetti di “lunaparkizzazione” di Appennino (da Corno alle Scale ai Sibillini):

lo stop immediato a qualsiasi progetto impattante su Appennino e la revisione immediata dei criteri su cui sia basano i VIA (valutazioni di impatto ambientale) nelle aree montane;

sospensione immediata, in tutte le aree interessate dallo “stato di calamità”: dalle rate dei mutui, dai versamenti fiscali e di quelli contributivi;

blocco immediato ed universale ai pagamenti delle utenze invernali nelle aree calamitate;

un “piano montagna” che viri in maniera decisa, netta e senza tentennamenti, da una idea di sviluppo predatorio e insensato come quello che punta ad unico luna park osceno dall’ emilia all’abruzzo, per puntare sull accoglimento delle tante domande di tutela dell’ambiente a cominciare dai custodi, le genti della montagna. Una fiscalità di favore e investimenti sulle attività tradizionali, sui prodotti delle nostre terre, la possibilità concreta di partecipazione alla gestione delle aree protette.

E’ su queste basilari premesse che

ancora piove, stivali infangati eppure

parteciperemo alla manifestazione del 15 ottobre ad Ancona

santo protettore di Pergola


Quando una forchetta spezza le catene

pastasciutta antifascista

pastasciutta antifascista a squola


Dalla Terra allo Zolfo e Ritorno. Al Futuro?

zolfo 25 6 22


TUTTE LE GUERRE CONTRO DI NOI – NOI CONTRO TUTTE LE GUERRE

Propaganda di guerra e stato d’emergenza sullo sfondo della crisi ucraina

E’ possibile e avrebbe senso analizzare un’opera cinematografica e gli attori protagonisti dopo aver visto solamente i minuti finali di un film? E’ possibile e avrebbe senso analizzare un atto di guerra e gli attori in campo partendo dal momento in cui viene sparato il primo colpo? Senza neppure considerare una vicenda bellica nel suo complesso? Crediamo di no. Ma a questo stiamo assistendo dal 24 febbraio 2022. E’ un piano della discussione che non intendiamo accettare e che non riteniamo possa essere rovesciato attraverso le analisi geopolitiche che intasano quotidianamente i media di ogni forma e colore. I media, partiamo da loro.

Proprio l’imponente campagna di arruolamento – politico, culturale e sociale – a mezzo stampa è uno dei nodi della questione. Lo è ancor più nel nostro paese in cui i mezzi di informazione mainstream si distinguono nel mondo – non solo ‘occidentale’ – per volgare asservimento e spudorato appiattimento sulle posizioni governative. Questo punto, che non riguarda solo la crisi odierna e rispetto al quale si stenta ancora a trarne le dovute conclusioni, va ben oltre il mantra “La verità è la prima vittima della guerra”, frase per lo più utilizzata da ogni giornalista come prologo alla più becera propaganda. L’arruolamento occidentale rispetto alla guerra in corso è iniziato settimane prima che le armi iniziassero a sparare, una campagna mediatica senza precedenti volta a preparare il terreno per quanto sta accadendo nelle ultime settimane: una corsa al riarmo inedita per estensione e accelerazione che in Italia ha portato al voto della Camera di mercoledì 16 marzo ad aumentare le spese per la Difesa, leggi spese militari, al 2% del PIL, pari a 38 miliardi di euro annui, 104 milioni di euro al giorno. Tutto questo, però, non è altro che un’accelerazione di un percorso già in atto: “Ci dobbiamo dotare di una difesa molto più significativa e bisognerà spendere molto di più di quanto fatto finora”, aveva detto Mario Draghi il 29 settembre 2021 e senza contare l’ultimo voto della Camera, le spese per le armi per il 2022 arrivavano a 26 miliardi di euro, un record storico per l’Italia. Una corsa al riarmo fatta passare quasi in sordina e in ogni caso presentata come inevitabile, appelli istituzionali al reclutamento di foreign fighters, un coro unanime di ‘armiamoci e partite’ diffuso a reti unificate. Una gara tra gli stati europei a chi è più interventista, che ha scavalcato senza alcun dibattito quella residua parvenza di formalità democratica e istituzionale – verso cui non nutriamo certo fiducia o speranza – che sarebbe richiesta per passaggi decisionali di questa portata.

In Italia, inoltre, sia Draghi che Mattarella si sono contraddistinti per interventi caratterizzati da una durezza del tutto irrituale. Durezza che d’altra parte trova riscontro nel linguaggio giornalistico e che contribuisce alla rappresentazione del quadro che ci troviamo di fronte. La persistente escalation narrativa sulla guerra atomica viene condita da continui appelli al ‘No alla psicosi nucleare’, ma come ci insegna Lakoff, ripetere di “non pensare all’elefante” produce esattamente l’effetto contrario, e così quella che al momento è poco più di un’ipotesi rischia di trasformarsi in una profezia che si autoavvera. Aggiungiamo che in questo senso – e non solo – il campo è stato preparato dai due anni di pandemia che hanno preceduto gli eventi del febbraio 2022: nel corso della crisi sanitaria il linguaggio di guerra è stato usato a piene mani ed è stato sufficiente traslarlo – amplificandolo – nel contesto attuale, dove la guerra non è più solo evocata. La guerra c’è, e la propaganda nomina eroi e traditori.

Questo scenario da Zio Sam nel nostro paese non poteva non essere arricchito da una misura che ci vede ancora una volta ‘in prima linea‘ in Europa: la dichiarazione di un nuovo stato di emergenza, fino a dicembre 2022. Uno strumento che abbiamo imparato a conoscere molto bene negli ultimi due anni e che – naturalmente – non ha alcun fondamento ed è del tutto strumentale. Le problematiche derivanti dal conflitto in Ucraina, dall’accoglienza dei profughi all’approvvigionamento delle fonti energetiche, possono essere gestite al di fuori della cornice giuridica dell’emergenza. Cornice giuridica che però è stata imposta per legittimare l’invio di armamenti a una fazione belligerante, un atto che certifica il sostanziale coinvolgimento bellico in spregio alle apparenze di osservanza costituzionale sopra richiamate. Oramai la condizione emergenziale appare un riflesso incondizionato, un muscolo involontario che si muove da sé, sebbene in realtà spinto da chiare finalità politiche volte a ‘gestire’ il climax bellicista in ogni sua forma.

Lo stato d’emergenza è condizione necessaria ad una governamentalità capace di prevenire prese di posizione contrarie e opzioni conflittuali, ma anche di rendere socialmente assimilabili ed ammissibili misure in campo economico ed ambientale che in condizioni ordinarie non sarebbero tollerate. Tutto ciò concorre alla creazione di una narrazione in cui viene presentata esclusivamente una falsa alternativa, un binarismo coattivo all’interno del quale viene ricondotta qualunque presa di parola, anche il solo tentativo di problematizzare l’analisi. Per questa ragione rifiutiamo l’ordine del discorso e le alternative che esso ci pone. In questi giorni abbiamo assistito a come, ai minimi accenni di ragionamento complesso e non appiattito sulla difesa dei sacri e totemici valori occidentali (quali sono? dove trovano riscontro pratico? forse nei migranti lasciati morire nel Mediterraneo e ai piedi dei muri eretti sui confini degli stati europei o nel delirio di razzismo antirusso contro artisti e atleti in questi giorni?) sia scattato il meccanismo liquidatorio di etichettamento: sei con Putin. Questi attacchi – e qui sta il paradosso – vengono scagliati il più delle volte da figure che hanno per anni appoggiato, sponsorizzato, avuto rapporti economici e politici con il leader russo e con la sua lobby. Naturalmente non parliamo solo di editorialisti alla moda o esponenti di lega o cinquestelle ma di un’intera classe dirigente che ha finto di cadere dal pero, come se Putin fosse improvvisamente in preda ad un attacco di follia e non stesse al contrario perseguendo una strategia che è parte di una traiettoria che non nasce certamente ieri.

Per quanto ci riguarda non esiste alcun giustificazionismo o riduzionismo rispetto a quanto sta producendo Putin in termini di morte e distruzione, il nostro giudizio nei suoi confronti non è maturato in qualche settimana; ma rifiutiamo anche la retorica della reductio ad Hitlerum, non solo perché inconsistente, ma soprattutto perché funzionale proprio a quel binarismo cui si accennava. In questo dualismo l’altra parte in causa è senza dubbio la NATO, perché se è vero che a morire sono i civili ucraini, rappresentare lo scontro in atto limitandolo ad una guerra tra Russia e Ucraina è quantomeno improprio. Le responsabilità della NATO non possono essere derubricate o fatte passare in secondo piano, e non solo per quanto sta accadendo ora. Sin dallo scioglimento del patto di Varsavia, e più di recente, passando per la presidenza ‘progressista’ dell’acclamato Barack Obama, in complicità con la ‘rimpianta’ Angela Merkel, l’occupazione – non dimentichiamoci che sono molteplici gli strumenti per attuarla – dei territori e delle economie dei paesi dell’est è stata violenta e fortemente militarizzata: ancora una volta non si può fotografare solo la scena finale di un processo.

Questo ci porta inoltre ad un’ulteriore considerazione: lo scontro in atto non è – come viene ripetuto costantemente – tra due sistemi valoriali ed economici diversi ma è tutto all’interno del sistema capitalista, che non da ora sta cercando di ristrutturarsi anche attraverso conflitti in corso su scala globale. Ciò che si vorrebbe rappresentato da Putin non si trova su un altro campo rispetto a quanto si vuole rappresentato dalla NATO, non si tratta che di espressioni di una medesima visione del mondo. Dovrebbe essere evidente, ma se così non fosse basti pensare alle guerre degli ultimi decenni e al differente metro di giudizio utilizzato in Jugoslavia, Afghanistan, Siria, Yemen, etc. Per questo non possiamo dimenticare un altro aspetto altrettanto evidente: noi – il ‘noi’ inteso come soggetto politico che si pone una prospettiva di trasformazione della realtà, ma pure un ‘noi’ più indistinto di abitanti privilegiati (non sappiamo ancora per quanto) di questa parte del mondo – in guerra ci siamo da anni, ne siamo parte. Una guerra che ha avuto e ha fasi differenti, più o meno cruente, ma che è già realtà. Per tutte queste ragioni il nostro agire politico non può tradursi in una mera richiesta di ‘fine della guerra’, perché questo implicherebbe comunque – a prescindere dalle argomentazioni – una conferma materiale della legittimità delle strategie espansionistiche occidentali e Nato. In questo riscontriamo i limiti del pacifismo che – comprensibilmente e spesso in maniera spontanea – ha trovato espressione nelle piazze di queste settimane. All’interno del quadro mediatico, culturale e politico che abbiamo descritto non c’è spazio per questa posizione, tutto viene reso compatibile, il ‘né / né’ si trasforma inevitabilmente in ‘aut / aut’. L’unica chiave di lettura che crediamo efficace e coerente, e che in questi ultimi giorni si sta facendo spazio a fatica, grazie al tentativo di una presa di parola autonoma che inizia a prendere forma, è quella della diserzione: una diserzione intesa in senso sia immaginifico che materiale, per sottrarsi dal regime discorsivo imposto e per un futuro in cui la guerra non rientri nel campo delle scelte possibili.

Centri Sociali Marche

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TUTTE LE GUERRE CONTRO DI NOI - NOI CONTRO TUTTE LE GUERRE

TUTTE LE GUERRE CONTRO DI NOI – NOI CONTRO TUTTE LE GUERRE


Via le mafie dalla Montagna – Frontone 27 11 2021

manifestazione Frontone 27 1121

Contro le mafie della Montagna

contro i massacri ambientali

intervento del prof Fabio Taffetani alla manifestazione

articolo del Corriere Adriatico sulla manifestazione del 27 11 21

RISPOSTA AGLI INSULTI INVIATI A MEZZO STAMPA DALL’AMMINISTRAZIONE

(Comunicato congiunto Spazio Grizzly e FFF Fano)

Dopo la manifestazione di sabato a #Frontone, il sindaco Daniele Tagnani, un uomo tanto arrogante quanto piccolo, al posto di rispondere nel merito dell’opera, dei suoi costi, della sua utilità e di chi ci guadagna, pochi, e chi ci perde, ha fatto un piccolo siparietto tanto supponente quanto ridicolmente vittimista. Forse pensa che le montagne, come il paesaggio, l’acqua e le sue fonti, come i milioni di soldi pubblici, cioè nostri, spesi siano un affare suo, personale, come se la montagna fosse cosa sua. La mafia della montagna è esattamente questo. Una mentalità privatistica e affaristica, una visione proprietaria ed esclusiva dei beni comuni, cioè di tutti, che possono essere svenduti e devastati per i profitti degli amici.
Caro sindaco, venga quando vuole da noi, perchè il mare come le montagne nono saranno mai beni privati.
Una bella notizia. Pare che il sindaco paghi gli insegnanti 10 mila euro al mese. Accorere numerosi.


Il Sonno della Ragione crea forza nuova

La sezione ANPI  Valcesano  esprime Solidarietà e Vicinanza alla CGIL per l’attacco squadrista e fascista di sabato 9 ottobre 2021 e ribadisce la necessità di sciogliere i movimenti e le organizzazioni neofasciste SENZA SE E SENZA MA, auspicandosi che la politica e la società si destino dal torpore nel quale sono finiti.

“Il sonno della ragione genera mostri”

Il fascismo non è un opinione: è un reato

Sezione ANPI Valcesano


LA COERENZA DI HERMANN GOERING – Riflessione ai margini della contestazione del 16/9/2020

La “Coerenza di Hermann Goering”

Affinità e divergenze tra i sedicenti ambientalisti istituzionali e noi sul modello di sviluppo per l Entroterra

 

Ieri mercoledì 16 settembre i militanti dello Spazio Pubblico Autogestito Squola e dell’associazione ambientalista Lupus in Fabula erano in piazza a Pergola durante il comizio elettorale di Sabrina Santelli e della corte di nani saltimbanchi e ballerine che aveva chiamato ad allietare la serata di cabaret allestita  in una Piazza Ginevri perfettamente adattata per la ghiotta occasione. Motivo della nostra presenza, fisicamente tangibile, in quella piazza: ribadire l’importanza del concetto di “Coerenza” nel “fare della polis” e tra i  tanti, troppi, che durante i carnevali elettorali fuoriescono dalla loro quieta stasi bidimensionale per ammorbare ogni spazio della vita sociale fisica e digitale.

Per ricordare ai presenti che i potentati politico mafiosi che vogliono imporre ad una vallata alpina la devastazione ambientale di un tunnel di 56km (al costo di un milione i euro al metro) funzionale a percorrere la tratta ferroviaria tra Torino e Lione in circa mezz’ora in meno, possono essere più associati alla Sacra Corona  Unita che a chi prova ad immaginare uno sviluppo compatibile con le esigenze dell’ambiente. Eravamo li per ricordare che chi ha distrutto il portato giuridico di decine di anni di lotte ambientali con il decreto “sblocca Italia”  può essere un affidabile interlocutore politico per Matteo Messina Denaro e non per chi si professa paladino dell’ambiente.

Quale senso può avere spendere milioni di euro per impiantare sulle mura dei  grattacieli delle città sterili piante ogm in coltura idroponica per l’illusione dello “sviluppo green” e nello stesso decreto distruggere ettari ed ettari di foreste di valore ambientale inestimabile   se non la mera speculazione?

Proviamo a rimanere nel locale: gli amici delle cosche che hanno provato a regalare ai criminali travestiti da cavatori le montagne di Bellisio e quelli che hanno provato ad imporre 14 inutili e milionarie pale eoliche ai Piani Rotondi sono gli stessi che hanno anche provato in tutti i modi a reprimerci per via giudiziaria e politica. Quei loschi personaggi sono stati annientati dalla Storia, ancora prima che nei seggi elettorali e nelle aule dei tribunali. Sono degli affaristi e speculatori travestiti da politici e sono nostri NEMICI.

Gli amici dei nostri nemici sono i nostri nemici.

Siamo tornati e lo siamo per restare e non delegheremo mai piu NIENTE ne alle sedicenti “mamme imprenditrici prestate alla politica” né a nessun altro. Siamo tornati  e la nostra sarà una guerriglia popolare, culturale politica e sociale non riducibile. Prepariamoci al sabotaggio economico e a una Resistenza di lunga durata.

E a quelli che pensano che “la legge” e i suoi orpelli legulei sino siano l’unico parametro per la Giustizia ricordiamo le parole del gerarca nazista Hermann Goering alla

Corte di Norimberga. L’olocausto era perfettamente legale, sterminio espresso da un potere nel pieno possesso giuridico della loro legittimità. Potere liberamente e correttamente espresso dalle urne.

 

Non tutto ciò che è giusto è legge – Non tutto ciò che è legge è giusto

 

Spazio Pubblico Autogestito Squola

 

Non saremo mai come volete voi




Devastazione (dell’ambiente) e Saccheggio (del diritto alla salute)


2020.03.03 COMUNICATO STAMPA – POCA NEVE MA TANTI SOLDI BUTTATI AL VENTO

L’inverno avaro di precipitazioni e con temperature notevolmente sopra la media sta mettendo in crisi non solo alcuni settori dell’agricoltura, ma anche gli operatori dell’industria dello sci. Poiché le scarse nevicate dei mesi scorsi non hanno permesso a molti impianti sciistici dell’Appennino di aprire, ecco che, notizia di pochi giorni fa, nel  reggiano qualcuno prova a chiedere all’amministrazione regionale dell’Emilia Romagna lo “stato di calamità”. La vera “calamità”, secondo le associazioni Lupus in Fabula, Italia Nostra, Lav e Lac sono in realtà quegli amministratori che continuano a destinare ingenti risorse pubbliche per finanziare lo sci da discesa, in località che per caratteristiche orografiche non hanno prospettive di sviluppo negli anni a venire.
Di questi casi ne abbiamo tre nella provincia di Pesaro ed Urbino, ma in particolare per Il monte Nerone ed il monte Catria gli interventi di potenziamento delle stazioni sciistiche sono un vero spreco di denaro pubblico, una anacronistica visione di sviluppo dell’attività turistica montana che provoca solo danni irrreparabili e permanenti all’ambiente naturale.
Invece di puntare su attività che avrebbero prospettive di crescita e che funzionano tutto l’anno, si buttano soldi per impianti che funzioneranno al massimo qualche giorno, che non offrono lavoro stabile, che non producono ricadute economiche significative sulle aree interne.
La Regione Marche  non solo continua a finanziare l’assurdo ampliamento della stazione sciistica del monte Catria, ma ha destinato anche 210.000 euro per illuminare di notte la pista n. 1 del Monte Nerone e per potenziare l’innevamento artificiale. A questo progetto si sono opposte le suddette associazioni presentando un ricorso al Tar Marche contro la determina dell’Unione Montana Alto Metauro che lo ha autorizzato. Purtroppo il Tar ha ritenuto che non ci sia un “pregiudizio grave e irreparabile” per decretare in via cautelare la sospensione dei lavori.   A nostro giudizio invece, oltre all’inutilità dei nuovi interventi di potenziamento dell’attività sciistica, la valutazione del progetto è stata superficiale e approssimativa e non ha considerato adeguatamente le gravi ricadute su mammiferi e uccelli, fra i quali alcuni particolarmente vulnerabili come chirotteri e rapaci notturni.. Inoltre le associazioni ambientaliste ritengono che l’inquinamento luminoso sarà molto elevato e visibile a notevole distanza a causa della rifrazione del manto nevoso, sempre che nevichi. Nonostante il pronunciamento sfavorevole del giudice amministrativo e in attesa del giudizio di merito gli ambientalisti non si arrendono ed attiveranno altre azioni per contrastare questo assurdo progetto, che sarà l’ennesima cattedrale nel deserto a spese della collettività.
Fano, 28-02-2020
Associazioni
LA LUPUS IN FABULA Orazi Claudio
ITALIA NOSTRA Sebastiani Maurizio
L.A.V.  Aquila Maria
L.A.C. Danilo Baldini

Serata del tesseramento ANPI e presentazione del libro “CURDI”


Raduno escursionistico per il Parco


L’A.N.P.I di RESISTENZA


La Palestina nel Cuore – assemblea+cena sarda+ concerto

L'immagine può contenere: testo


Uno, Nessuno, Centomila – 25/4 Manifestazione + pranzo sociale + concerto

25/04/2019


“Trovare l’Alba dentro..l’imbrunire” – Assemblea con l’Osservatorio Democratico sulle nuove destre – cena popolare&concerto

antifasci

assembela con osservatorio democratico nuove destre


SULL’AGGRESSIONE SQUADRISTA A FRASASSI – 26/8/18

Qui di seguito il comunicato dello SpA Squola e dell’ANPI Valcesano sull’aggressione squadrista ad un redattore della rivista “Malamente” e alla sua famiglia

LA COSA PIU GRAVE, forse

La cosa più La cosa più grave, forse, non sono neanche gli osceni gadget della più buia epoca dell’italia contemporanea, busti, effigi, bandiere e anche manganelli presenti sui banchi di ambulanti in pubblici mercati. La cosa più grave forse è l’abitudine che abbiamo fatto queste orribili presenze come fosse normale che il simbolo dello stupro della democrazia venga iconizzato come un padrepio da pietralcina qualsiasi. Questa indifferenza è forse la cosa politicamente piu inquietante e che ci deve interrogare. Indifferenza simbolo di quel degrado sociale e intellettuale di cui i risultati elettorali ne sono plastica immagine. Lo sdoganamento del fascismo in termini intellettuali (e conseguentemente politici) non è una operazione di oggi, ma avuto una sua organica implementazione fin dalla metà degli anni novanta e probabilmente assume la caratura di immagine iconica la presenza del capo degli squadristi di colle oppio, con un tesserino da “ministro della repubblica”(??!!?) in giacca mimetica, nella cabina di regia dei massacri di Genova 2001. Un processo politico bi-partisan volto allo svuotamento della carta costituzionale “da dentro” eliminandone il fulcro centrale cioè la sua origine “democratica PERCHE antifascista”. La crisi economica, capitolazione finale del capitalismo familistico dal volto umano di stampo democristian-olivettistico, che aveva caratterizzato lo sviluppo economico dopato dalla NATO del dopo guerra, ne risulta elemento esogeno ma non per questo meno fortemente rilevante. Una micidiale mescolanza di fattori sociali, culturali economici e politici stanno portando ad una erosione di fondo delle connessioni sociali che fino ad oggi avevano permesso una lontana parvenza di pacifica convivenza.

Dentro quest’incubo storico in cui, è vero che la storia non si ripete mai uguale, ma assomiglia in maniera inquietante, risulta ordinario che ad un fascista dichiarato come il maceratese Traini venga dato il porto d’armi e che poi questo vado in giro indisturbato a sparare  agli esseri umani con l’unica discriminante del colore della pelle (e poi magari che un ministro si immagini di vietare la manifestazione) , che i “fascisti del III millennio” aprano sedi e facciano campagne elettorali, mentre  templi della democrazia come la “casa delle donne” i centri sociali e altri polmoni democratici,  vengano sgomberati con violenza e ferocia, che si venga accoltellati solo perché non si è dell’orientamento sessuale dominante, o bruciati perché si è poveri o rom. Le produzioni amministrative di provvedimenti esplicitamente razzisti, sessisti, indirizzati contro il degrado (cioè il povero “visibile” completano il quadro, insieme ai manganelli, ai busti e le tazze con le effigi del boia nazionale del ventesimo secolo nelle bancarelle di un mercato.

La cosa piu GRAVE forse

Non sono tanto queste azioni squadristiche che si moltiplicano con frequenza preoccupante ma che tutto ciò avvenga senza l’anestetizzata e asfittica società civile ne venga minimamente scossa. Indifferenza generalizzata e appiattente.

Dentro questo degradato quadro il nostro rispetto massimo va a tutte e tutti quegli esseri umani , come la famiglia che domenica scorsa a Genga, è riuscita a spezzare questa criminale connivenza sociale con l’idea stessa si dittatura, e come avrebbe scritto Calamandrei “per DIGNITA’ e non per odio” ha chiesto con forza e determinazione la rimozione della pancottiglia fascista dai banchi del mercato. Azione legittima, educativamente sensata, politicamente opportuna eticamente inoppugnabile. La sproporzionata reazione fatta di manganelli inseguimento ad auto con dentro molti bambini, i calci e i danneggiamenti sono solo l’isterica reazione in scala del piccolo borghese lontano parente di chi metteva le bombe nelle piazze e nei vagoni.

A questa famiglia e tutte quelle donne e quegli uomini capaci ancora di indignarsi, va tutto il nostro appoggio più incondizionato e militante.

ODIO GLI INDIFFERENTI (Antonio Gramsci)

“Chi si fa i c-azzi suoi fa parte del Problema” (99 posse)

Spa Squola – pianeta terra

SUI FATTI DI FRASASSI

Partendo dalla protesta sacrosanta dei due turisti, dalle lamentele e dall’indignazione espressa anche via social da altre persone, per l’esposizione di materiale fascista inneggiante al dittatore Mussolini, ci chiediamo come sia possibile che tale materiale propagandistico possa ancora circolare impunemente nelle bancarelle e nei banchetti di fiere e mercati vari.
E a nulla può valere la giustificazione del fatto che nelle stesse bancarelle siano in vendita gadgets del Che Guevara.
Fino a prova contraria in Italia non esiste l’apologia di socialismo e comunismo, mentre esiste quella di fascismo che andrebbe sanzionata da chi di dovere.

ANPI Valcesano

 

 


25/4 Azione “Zappatista” dell’ (L’)ORDA ANOMALA

letame ai mafiosi

Anche quest’anno è stata “irritualità” della non-ricorrenza la cifra politica che ha caratterizzato la giornata di mobilitazione del collettivo animatore dello SpazioPubblicoAutogestito Squola di Via Vittorio Arrigoni 1 a Pergola, nel giorno che celebra la Liberazione dal nazi-fascismo. I militanti hanno deciso di sanzionare il cantiere (infinito, nella migliore tradizione italica) che dovrebbe ospitare un fantomatico impianto per la produzione di “ortaggi idroponici”, mostro industriale che nella fervida fantasia criminale dei progettisti, dovrebbe essere alimentato con l’energia elettrica prodotta da un “digestore” di rifiuti organici.  In buona sostanza è l’ennesimo tentativo di estorcere denaro pubblico proveniente dagli “incentivi per la produzione di energia da fonti rinnovabili” .  Un grande immondezzaio destinato alla produzione di energia elettrica, in un area incontaminata posta tra i comuni di Pergola e Cagli (loc. Serraspinosa) con la “copertura formale”  di una serra in cui i broccoli vengono coltivati nell’acqua. Le dimensioni della struttura e le notizie che circolano tra gli agricoltori riportano che, “l’immondezzaio elettrico”, verrebbe alimentato con coltivazioni apposite da realizzare nell’area e che, non essendo adibite ad uso umano e animale, sarebbero esonerate dagli obblighi nazionali e comunitari sugli standard qualitativi.. In sostanza OGM.

Il mandante di tale scempio ambientale, per quanto mascherato nel classico gioco di “scatole cinesi societarie” è ben conosciuto: sono quei occulti poteri che si celavano dietro “le fattorie del Vento” società fittizia, intenzionata a trasformare i “Piani Rotondi”, tra le frazioni pergolesi di Monterolo e Montevecchio, in parco eolico dove avrebbero dovuto pascolare oltre 10 mulini a vento alti 140 metri, scempio a targa PD, scampato solo a seguito di una dura e vittoriosa lotta popolare.  Sempre della stessa origine politica il combinato disposto giuridico amministrativo che, scippando all’autodeterminazione dei territori il proprio modello di sviluppo, permette la realizzazione: il famigerato “Sblocca Italia” che annientando decenni  di legislazioni a tutela dell’ambiente, danno il via libera agli speculatori delle “grandi e piccole opere”.

Come in un filo rosso di memoria che ci unisse ai guerriglieri che liberarono l’Italia nel 1945, la mattina del 25 aprile siamo voluti entrare da Liberi in Azione: 3 quintali di biologicissimo letame sono stati scaricati  davanti ai cancelli della struttura e in quel fertile humus i militanti hanno piantato dei tradizionali ortaggi come zucchine pomodori cetrioli.  Un gesto simbolico di ostilità contro gli speculatori dell’ambiente e gli scippatori di democrazia, ma deve essere considerato solo un inizio. Come i nostri nonni cacciarono fascisti e nazisti, siamo pronti a lottare contro gli speculatori criminali e i loro padrini politici. L(‘)ORDA ANOMALA è PARTITA: siamo  pronti a riprenderci il FUTURO.

Dagli incentivi economici non nasce niente..dal letame nascono i fiori

SpazioPubblicoAutogestito Squola

Pianeta Terra