BIFOLCO: TRA GUERRE PRIVATE E PONZIOPILATISMI

  Provo uno sforzo di sintesi sullo “stato dell’arte” delle
cave a Pergola alla luce del passaggio consiliare di Venerdì sco
rso. Le lotte che abbiamo contribuire ad animare contro le cave
hanno prodotto una avversione sociale diffusa. Rimando l’analisi sul portato
delle lotte sociali improntate dai Comitati e dal Movimento ad un articolo
specifico. Il problema sorge nel momento in cui si tenta una sintesi
impossibile tra tendenze troppo diverse che pure rimangono all’interno
dell’amministrazione. La “quadratura del cerchio” tra il non voler pagare un
certo e duro prezzo politico rappresentato da un “sì ai cavatori” ad una
distanza ormai non più “siderale” dalle elezioni amministrative (e che l’aria
era cambiata si notava benissimo attraversando il consiglio comunale di venerdi
scorso) ed evitare ulteriori situazioni di tensione con i possibili dissidenti
della maggioranza (Conti G., Zanchini e forse anche Binotti), e un articolato
di necessità che va dal non inimicarsi poteri forti, come quelli dei ruspisti,
all’evitare supposte “spese legali” per non aver dato il via libera al piano di
macellazione ambientale dei cavatori, fino a quella politica di non dover
passare per “estremisti” nel momento in cui si prepara una rincorsa interna di
Giordano Borri nell’empireo provinciale del PD. La sensazione è quella di un ponziopilatismo di ritorno. Il
sunto della posizione espressa dai membri della giunta è operarsi per
presentare delle osservazioni contrarie al piano in Provincia nei termini
previsti (che scadono sabato 15), votare un ordine del giorno consiliare
contrario ma rinunciare ad un’espressa battaglia politica con tanto di
coinvolgimento popolare. Proprio quel genere di battaglie che, andando al di là
di quel limite dato dalla legalità, che l’assessore Mollaroli giudica
invalicabile, hanno permesso alla Comunità di difendere un “bene comune” come
l’Ospedale Santa Colomba.


“Non tutto ciò che è legge è giusto, non tutto ciò che è
giusto è legge”


Sull’altro lato c’è una opposizione istituzionale che fa
chiaramente il proprio “lavoro”.


Non esitono oggi forze politiche “buone”, “amiche
dell’ambiente” o quanto meno così autonome dai poteri economici che abbiano le
carte in regola per poter assurgere al ruolo di “difensori” delle nostre terre
svendute ai cavatori. Non esistono nella cosiddetta “sinistra”, sempre pronta
ad accordi con cavatori, petrolieri e ogni genere di banditi,
figuriamoci nella destra.


Paradigmatica la famigerata variante alla Legge Regionale
sulle Attività Estrattive votata nel luglio 07 dal Consiglio Regionale:
trasversali gli unici tre voti contrari (1 verde, 1 comunista, 1 di alleanza
nazionale) e più legato ad interessi particolari che ad una opzione politica
specifica.


La mia impressione è che l’opposizione istituzionale cerchi
di sfruttare ogni possibile crepa nelle politiche della maggioranza
  per i propri fini elettorali. Ad
iniziare dallo sfatabilissimo mito dei supposti “danni” da pagare ai cavatori
se si dovessero bloccare i lavori.
  La
legge di riordino della macchina pubblica, la famosa “Bassanini”, parla chiaro:
il Sindaco è il responsabile ultimo della sicurezza, della salute dei cittadini
e dell’ordine pubblico della città. Responsabilità è anche Potere: il principio
di precauzione potrebbe bloccare i lavori fin quando ARPAM, ASUR e quant’altro
non abbiano accertato la reale non pericolosità dell’impianto, bastano due
cittadini stesi davanti ad un cancello per decretare “problemi d’ordine
pubblico”. Volere è Potere…

“Che fare” intitolava Lenin il libro destinato ai
rivoluzionari russi “dormienti” esiliati, all’inizio del ‘900, fuori della
Russia Zarista.


Come ricordava in un apprezzabile intervento consiliare
Silvano Tobia (ex PCI e “segretario in pensione della Margherita”) un
documento fermo, duro ed inequivocabile contro le cave, votato ad unanimità
dall’INTERO consiglio comunale, unito a palesi manifestazioni popolari
contrarie, mobilitazioni popolari degne di altri, gloriosi, tempi
(evocate come “possibili”..), non possono essere ignorati dalla Provincia. Uno
scippo di democrazia troppo palese, come troppo palese risulterebbe la
sudditanza ai poteri economici.


Io ritengo che compito del “movimento” sia quello, in questa
fase, di creare i presupposti per un primo traguardo formale rappresentato da
un documento unitario del Consiglio Comunale e controfirmato-appoggiato da
tutta la società civile cittadina e provinciale e di continuare l’opera di
comunicazione alla popolazione, allargando la rete alle altre cittadine
interessate, Serra Sant’Abbondio per prima.


 


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