SERRA SANT’ABBONDIO CONTRO LE CAVA…

Dal Corriere adriatico del 13 Novembre 2008

Serra contro la cava, sindaco nel mirino
Il comitato ha tappezzato la città di manifesti in cui attacca Vecchione

SERRA SANT’ABBONDIO – Ieri, Serra si è risvegliata piena di manifesti. Se guerra deve essere, guerra sarà, deve aver pensato il Comitato contro la cava di Montevecchio. Coordinato da Paola Sabattini, il comitato ha scelto di denunciare pubblicamente il sindaco Vecchione e la sua giunta “per l’assoluto e gravissimo silenzio, per l’irreparabile danno ambientale, per la compromissione della qualità della vita e dell’appeal turistico e per l’enorme danno economico dovuto alla svalutazione dell’area che la nuova attività estrattiva provocherebbe”. Un vero e proprio j’accuse che fa leva sui serrani stanchi di subire le decisioni degli altri Comuni, della Provincia e anche della Regione, di vedere la loro città ridursi a territorio particolarmente vocato alle attività estrattive.

Pertanto, da ieri, il dado è tratto ed il comitato invita i residenti, e non solo, a manifestare solidarietà per impedire la realizzazione della cava di Montevecchio e a depositare in Comune le loro osservazioni entro la fine di questo mese.More… Facile immaginare il subbuglio politico che la richiesta della ditta Fiori di Sassoferrato sta provocando. Versante minoranza: Lucciarini, Santi, Giorgetti e Sensoli hanno chiesto di convocare un Consiglio comunale monotematico tenuto conto – si legge nella loro richiesta – “del grave pregiudizio ambientale, di tutti i problemi logistici e dell’assoluta contrarietà della popolazione direttamente interessata”.

Versante maggioranza: esiste un certo malessere, perché anche se la nuova cava è solo all’inizio del suo iter burocratico e, in questa fase, il sindaco non è tenuto a comunicare formalmente l’informazione al Consiglio il fatto di non avere avvisato parte della sua giunta e di averne parlato solo dopo undici giorni della pubblicazione ufficiale al bollettino ufficiale della Regione Marche e circa sei giorni dopo il deposito degli atti in Comune ha lasciato la bocca amara a più di uno.

Comunque questa volta la nuova cava mira a estrarre arenaria. Una pietra a prevalente uso ornamentale o edile. La cava, ubicata nel bacino del fiume Cinisco, coinvolge dunque di nuovo il fiume Cesano, essendo uno dei suoi maggiori affluenti. Il sito si trova quasi in cima al versante Sud del Turrino. La sua superficie supera i 10.000 metri quadri e, da progetto, dovrebbe movimentare 70.000 metri cubi per consentire l’estrazione di quasi 50.000 metri cubi di materiale. Pietre che la relazione tecnica a supporto della richiesta di Via descrive come “rari lapidei ornamentali dal valore merceologico tale da considerare riserva strategica delle Marche”.

Il che significa che i vincoli del Piano paesaggistico ambientale regionale sul monte e sul suo bel bosco ceduo ricco di tartufi, non potranno – per legge – condizionare l’intervento. Non solo, ma i tecnici giustificano la scelta del sito invocando di nuovo l’inconfutabile vocazione estrattiva della zona. Vocazione che legano al fatto che il sito è una cava storica; che nelle sue pieghe cela rocce di elevata qualità; che dalle vie di comunicazione principali non è molto visibile; che è lontano dalle aree urbanizzate. Un insieme di riflessioni che lascia perplesso – per non dire arrabbiato – il centinaio di residenti della frazione di Montevecchio che s’interroga su come i camion potranno fare manovre nella piazzetta del paese davanti alla chiesetta dedicata alla Madonna delle Neve.


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