LA MEMORIA NON E’ BRECCIA – ARCEVIA 6/5/2013

On. Presidente della Camera dei Deputati

Dott.ssa Laura Boldrini

Onorevole Presidente,

noi Comitato Difesa Monte Sant’Angelo di Arcevia, persuasi della Sua sensibilità per i tanti problemi del territorio vissuti e reclamati dai cittadini, che crediamo possa sentire con speciale apprensione per quelli delle Marche, Le sottoponiamo nello spazio di queste poche righe il tema dell’importanza del Monte Sant’Angelo di Arcevia e della sua futura conservazione come luogo deputato a una fruizione da parte della cittadinanza che sia incardinata sulla sua naturalità, sull’educazione e preservazione ambientale, sulla tutela della memoria storica soprattutto in riferimento all’Eccidio che oggi commemoriamo, rivolta alle future generazioni perché siano sempre baluardo della libertà e perché possano vivere e far propri con piena coscienza i valori costituzionali repubblicani.arcevia 5 5 2013 - 1

Nel 2004 il Monte Sant’Angelo viene individuato come sito per un nuovo grande bacino per le attività estrattive di pietra calcarea. L’iter pianificatorio trovava conclusione l’anno successivo con lo strumento di programmazione di competenza della Provincia, la quale confermava l’individuazione e la completava delimitando i confini del bacino estrattivo, diviso in due sub-aree, che avrebbero comportato un’alterazione rilevantissima dell’ambiente e del paesaggio, e il sicuro vistoso degrado di una montagna dal grande significato e con effetti indotti importanti sul circondario, di indubbio interesse storico-artistico e vocato al turismo ecologico e sostenibile.

Già da allora si era costituito lo scrivente Comitato cittadino, il quale si oppose fermamente alle previsioni pianificatorie gravanti sul Monte Sant’Angelo, su solide basi oggettive. Eravamo e siamo tutt’ora più che mai certi che il percorso tecnico-amministrativo di individuazione del bacino estrattivo fosse carente nelle sue motivazioni, nei criteri di scelta tutt’altro che trasparenti e logici, e che non avesse tenuto in buon conto i vincoli paesaggistici e di tutela ambientale, idrogeologica ed archeologica.

Non abbiamo cercato capziosi cavilli, il Monte Sant’Angelo è davvero un patrimonio di stratificazioni storico-archeologiche, naturali, di valenze ambientali di assoluto riguardo. Era già stato sottoposto alla pur generica tutela del ‘Galassino’ del 1985, e venne inquadrato nel 1989 nel Piano Paesistico Ambientale Regionale come area di elevato valore botanico-vegetazionale. Si tratta di una delle superfici boscate più grandi della Provincia di Ancona. Il monte è singolarmente costellato di ragguardevoli architetture religiose, fra cui spicca la chiesa di Sant’Angelo posta sulla sommità e che ha una storia millenaria. Alle sue pendici la necropoli di Montefortino e la Fonte Sacra costituiscono la maggiore testimonianza archeologica dei Galli Senoni; a poche centinaia di metri il sito di Conelle è invece il sito più documentato per l’Italia centrale della fase che precede l’Età del Bronzo: l’alterazione del contesto sarebbe una menomazione oltre che del fascino che  queste antichità intessono con il paesaggio agrario storico, anche della possibilità futura di svolgervi estensive indagini archeologiche; per tali motivi il progetto ha incontrato i fermi pareri contrari di esperti di caratura internazionale quali Venceslas Kruta della Sorbona e Paolo Matthiae.

Con nostra grande soddisfazione abbiamo visto le nostre ragioni totalmente accolte presso il TAR Marche (Sentenza 1242/2009), grazie al soccorso fornitoci dall’Associazione Italia Nostra ONLUS.

Contrariamente a quanto riportato più volte dalla narrativa dei fatti da parte della Provincia di Ancona, tali ragioni non erano affatto di natura essenzialmente formale, non si appuntavano alla carenza di passaggi dovuti in sede tecnica. Al contrario il Collegio Giudicante aveva censurato il mancato rispetto della L. 241/90 in merito alla trasparenza di motivazione dell’atto amministrativo ed enumerato una serie di vincoli nei confronti dei quali il programma non poteva garantire il rispetto: essi riguardano beni forestali, archeologici e idrici di irrinunciabile importanza.

Il ricorso della Provincia di Ancona contro Italia Nostra ONLUS per la riforma della Sentenza del TAR Marche al Consiglio di Stato, non diede altro esito che la rinnovata piena conferma di quanto stabilito dai giudici di prime cure (V sez., n. 4557/2011).arcevia 5 5 2013

Si rimarca qui che fra gli intervenienti ad opponendum, oltre a numerosi soggetti economici operanti nel campo agroturistico, si iscrisse in quella sede anche l’A.N.P.I. che sottolineò l’importanza di una tutela del Monte Sant’Angelo, come emblematico luogo di martirio della Resistenza, che si concreti nella non alterazione del luogo, essendo lo stesso sede di rispetto memoriale e in quanto tale bisognoso di quella preservazione consona alla possibilità di perpetuare con la necessaria serenità quelle facoltà di riflessione e coltivazione della memoria, incompatibile con stravolgimenti impiantistici e di natura operativa tipici di attività estrattive su larga scala.

Malgrado le chiarissime indicazioni provenienti dalla giustizia aministrativa, abbiamo registrato un costante impulso da parte dell’Amministrazione Provinciale, nonché Regionale, volto allo scavalcamento dei suddetti pronunciamenti, a una narrazione del contenuto di quelle sentenze assolutamente distorta e riduttiva, all’ostinata riproposizione delle previsioni del Programma Provinciale delle Attività Estrattive (PPAE) del 2005.

Ultimo atto di questa politica per noi inaccettabile è costituito dalla Deliberazione del Commissario Straordinario nell’esercizio dei poteri del Consiglio provinciale di Ancona n° 8 del 01/08/2012, dove a parte l’arbitraria previsione di una procedura di VAS, del tutto fuorviante perché questa andrebbe oggi posta a fianco e non a valle dei processi decisori, si ripropone sostanzialmente quanto già previsto dal PPAE. Italia Nostra ONLUS, sostenuta costantemente dallo scrivente Comitato, ha impugnato al TAR Marche anche questo provvedimento.

In attesa del pronunciamento dei giudici del TAR, che si attende fra poco più di un mese, riteniamo che sull’annosa questione, dove sono già intervenute a favore delle nostre tesi due prestigiose Associazioni riconosciute nazionali, sia auspicabile un intervento politico anch’esso di livello nazionale, da integrare alle indicazioni della giustizia aministrativa, volto a stimolare una riconsiderazione più serena e oggettiva, anche aggiornata sugli attuali fabbisogni di materiali lapidei, i quali non sono più tarati sulle analisi risalenti al 2004, e risultano oggi indubbiamente contratti.

Il Comitato Difesa di Monte Sant’Angelo si batte da anni per la sua valorizzazione, contro moltlepici interessi che celano la volontà di annullamento della memoria della Resistenza. Per questo portiamo avanti la proposta di un Parco della Resistenza, della Storia per perpetuare i valori basilari del nostro Stato e della nostra Costituzione nati dai sacrifici che quì si sono compiuti.

L’ Eccidio di Monte S. Angelo e Montefortino rappresenta l’evento più importante della Lotta di Liberazione nelle Marche. La distruzione di questi luoghi sarebbe uno smacco per la nostra identità regionale e nazionale.

Per quanto esposto ci rivolgiamo dunque con fiducia alla Sua persona, proprio perché rivestita di una funzione di esercizio di tutela dei parametri costituzionali, che vediamo a nostro avviso posti pericolosamente in discussione nell’articolarsi della vicenda che Le abbiamo descritto solo a grandi linee.

Le rivolgiamo pertanto preghiera di un Suo interessamento alla questione nell’auspicio che possa associarsi all’idea che il Monte Sant’Angelo è una valenza e un simbolo da affidare ad alti presidi di tutela. Restando a Sua disposizione per qualunque approfondimento desiderasse avere da parte nostra, Le porgiamo i nostri migliori saluti.

Arcevia, 5 maggio 2013.

Comitato Difesa Monte Sant’Angelo

                                                                                                                  Il Coordinatore

Ing. Gianfranco Marcellini

il messaggero – ancona

ARCEVIA -La presidente della Camera Laura Boldrini fa sua la battaglia dei comitati cittadini e delle associazioni ambientaliste per la salvaguardia paesistica, archeologica e storica dell’area di Monte Sant’Angelo di Arcevia, luogo simbolo della Resistenza nelle Marche.
Con una modifica al Piano provinciale cave (la Valutazione di impatto strategico), introdotta dopo la bocciatura del Consiglio di Stato, la Provincia di Ancona vorrebbe aprire nella zona un nuovo bacino di estrazioni. Italia Nostra ha fatto ricorso al Tar, e la prossima udienza è fissata per il 6 giugno.

Stamani, commemorando ad Arcevia le vittime dell’eccidio nazista di Monte Sant’ Angelo (3-4 maggio 1944), la Boldrini ha detto: «Questa montagna è uno dei memoriali più importanti della Resistenza. Per questo ritengo che il territorio di Monte Sant’Angelo non debba essere violato da alcuna attività economica e industriale, ma debba essere conservato come luogo di valore storico e valorizzato dal punto di vista paesaggistico e culturale». Come prevede, ha ricordato, «anche una proposta di legge regionale che è stata opportunamente presentata. Sono certa che le istituzioni locali si muoveranno in questa direzione».

 


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