Il 25 aprile di Squola: Molto da Resistere poco da riconciliare




O il venticinque aprile è un momento di lotta oppure non può essere. Non può essere la vuota ricorrenza delle bandiere di partito che non rappresentano più nessuno, dei discorsi nostalgici.  O peggio delle usurpazioni delle piazze in nome di impossibili "memorie condivise" di impossibili "riconciliazioni  nazionali". Il periodo è uno dei più propizi per l’ultimo definitivo colpo di mano. Con la scusa del terremoto ci hanno imposto una asfissiante cappa di criminalizzazione della critica, esaltazione del "culto del capo", in quadro in cui il sistema dei media hanno raggiunto vette di servilismo imbarazzante e l’evanescente opposizione (quanto meno quella politica..) è inesistente o si adegua alla grande. E pensiamo a Violante e i suoi "ragazzi di Salò..". La domanda collettiva di "ricomposizione" in realtà si traduce in  una "rimozione".  Mossa politica strutturata su un piano pluriennale volta in realtà ad una rimozione storica collettiva operata dagli eredi di quelle forze sociali e politiche di quell’Italia che Bobbio definì "vecchissima e sempre sempre nuova dei furbi e servi contenti".  L’Italia dei "tutti partigiani dopo il venticinque aprile", che tollerava la democrazia in pubblico e  la osteggiava nelle segrete stanze si è fatta maggioranza non più silenziosa. Espande il suo nefasto spazio pubblico e invade e riprende pubblicamente parola, rovescia il rapporto e lo cambia di segno, ridisegnando il "noi".More… Con forza ribadiamo il valore "eversivo" della Resistenza rispetto a questo contesto politico e sociale. La Costituzione era, resta e sarà sempre rivoluzionaria ed è per questo che si punta da un lato allo svuotamento da dentro (..chiamando la guerra "operazione di polizia internazionale" o con l’abuso di decreti legge e fiducie) e da fuori cercando sintesi bi-partizan per modificarne la parte che regola il funzionamento degli organi dello stato. Un filo rosso della memoria che attraversasse la città, questo è il senso che abbiamo voluto dare con la lunga sfilata che attraversato le vie cittadine il 25 aprile,  che toccasse la piazza della celebrazione ufficiale ( nella ricerca di contaminazione reciproca..) ma la superasse e portare omaggio ad un giovane partigiano slavo della brigata "Stalingrado", catturato per una delazione (che a noi ricorda tanto quella richiestai medici nei confronti degli imputati "di povertà") e fucilato dalle milizie dei "benpensanti" dell’epoca. Fiori di campo, semplici, alla memoria del partigiano "Nato per la Libertà",  e ancora colori a ricordare un primavera sempre da conquistare, colori che "LiberiAmo". Figlie di questo tempo le difficoltà incontrate durante la comunicazione della manifestazione alle autorità, nello zelo con cui è stato ordinato di spogliare dei drappi rossi la coreografia della lapide del nostro compagno, lapide di cui si erano completamente dimenticati, tanto che non sono stati messi nemmeno 4 metri quadri di divieto di sosta intorno al cippo, magari solo il venticinque aprile. Il tempi sono duri, ma gli ideali e le pratiche in cui crediamo sono RESISTNTI!

Squola Spa


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