SOLIDARIETA’ A GIODANO “GIOTTO” DROGHINI

La repressione, in qualunque espressione si manifesti, è l’arma che il potere impiega nei confronti della “dissidenza”. Ed è a partire da questo assunto che vogliamo esprimere pubblicamente a Giordano “Giotto” Droghini tutta la nostra solidarietà politica. giottoL’impiego della querela giudiziaria nei confronti di un gesto politico, sia esso una vignetta satirica, una manifestazione o una occupazione, è sinonimo stesso di debolezza prima che di arroganza. E’ il funerale della politica prima che della civile convivenza. Ed è un arma spuntata. E’ la manifestazione palese di una incapacità della gestione della politica con strumenti suoi propri, la mancanza di una cultura sociale oltre che di una visione democratica e costituzionale.

E’ evidente che non vogliamo entrare nel merito. Non ci interessa. Per cultura e storia siamo abituati a “volare alto”, oltre le mode di fuggevoli presenti e stare da una parte sola. Siamo, appunto, partigiani. Con Giordano abbiamo condiviso piazze, come quella a “difesa della Costituzione” di un freddo e piovoso 30 gennaio, oppure siamo stati fisicamente dalla parte opposta di una metaforica “barricata”. Lui a destra del Viale Martiri della Libertà, per l’abbattimento degli alberi, noi a sinistra per tutelarli. Non è una manifestazione di solidarietà consociativa o di convenienza politica. E’ un gesto politico non rinunciabile da parte di chi ama la libertà e la democrazia. E’ un gesto non rinviabile da parte di chi ha vissuto l’arroganza dei ucchetti, delle denuncie e dei processi. Chi pensava di “risolvere per via repressiva” il problema politico rappresentato da un collettivo politico, radicalmente autonomo e irriducibilmente democratico, si è trovato politicamente sconfitto, socialmente isolato, elettoralmente sanzionato.

Possono sgomberare un edificio, non una idea.

Una querela, ma anche un processo, non scalfiranno la volontà di Giordano di essere un “attore politico” anche discusso e discutibile, ma assolutamente legittimo.

Le armi chimiche al cloro-cianuro, lo squadrismo di stato nelle strade, le caserme trasformate in lager cileni fino alle pubbliche fucilazioni sulle piazze non hanno fermato un movimento a Genova del 2001. L’anno dopo ha invaso Firenze in milione di persone capace di lievitare a 3 milioni contro la guerra a Roma. Cambiando il senso proprio della politica riappropriandosi della partecipazione scippata dal “palazzo”. 20 anni di fascismo hanno solo prodotto il più grande e radicale  movimento guerrigliero europeo. La repressione non fermerà le ribelli masse iraniane, come gli eserciti coloniali in Afganistan e in Tibet non fermeranno l’anelito di libertà di quei popoli.

Ma la repressione può fare male, anche tanto. Ed è per questo che oltre che offrire tutta la nostra vicinanza a Giordano, gli proponiamo la costruzione comune di momenti di comunicazione e autofinanziamento per le spese legali se e quanto fosse necessario. Per lui e tutti gli altri nostri compagni, e non sono pochi, ancora nelle maglie dell’inquisizione di stato.

Squola Spa
Il fuoco indurisce quello che non distrugge.


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