I Black Block non esistono

I black block non esistono più. Di più in Italia non sono mai esistiti. Sono una pratica politica e una tecnica militare nata in Germania  negli anni ottanta sviluppata negli stati uniti e che ha avuto il suo massimo di esposizione mediatica durante le contestazioni al G 8 di Seattle nel 1999.

Può far  comodo alla destra italiana evocarne gli spettri immaginare cupole direttive di immaginari professionisti della violenza, costruirne teoremi che in linea diretta fanno discendere questi odierni cavalieri dell’apocalisse dalle BR a Bersani. E a organizzarne la repressione. Non è perché è criminalmente passato il teorema Calogero nel 1979 possa ora apparire credibile una tale favolistica teoria del complotto, nemmeno ad una casta giudicante servile e a tratti lisergica come quella attuale.

Altrettanto favolistica e autistica  ne è l’interpretazione-scappatoia degli “infiltrati che creano violenza” per oscurare la manifestazione dei buoni e puri che tutti in fila e ordinati reclamano i giusti diritti.  Anche questo è un armamentario teorico (in gran voga nel PCI) che non trova riscontro nei fatti. Sbirri mascherati ce n’erano come ci sono sempre stati ma non erano assolutamente loro a gestire le dinamiche di piazza. La Turco e tutta la antica accozzaglia non si stracci le vesti come una escort belusconiana qualsiasi. Può essere doloroso ammetterlo ma in piazza a Roma si è autorappresentata una generazione e un blocco sociale inedito nelle forme radicale nelle pratiche. Nessuno lo rappresenta. Si rappresenta da sola nelle sue direttive politiche e nelle sue pratiche. Si auto-rappresenta. Ed esprime, rappresenta, un malessere che va oltre la Gelmini, Berlusconi. Mette in discussione critica un intero sistema sociale e di produzione. Manda completamente in palla e smaschera un sistema politico e di rappresentanza. Porta i nodi al pettine. Lo fa con i caschi e i passamontagna. Si coprono il volto per farsi vedere. Per dare visibilità ad una situazione sociale dolorosamente precaria, stuprata nei desideri, rapinata di futuro. Un anelito di speranza li porta ad un passo dai simbolici palazzi del potere e della farsa cosi lontana dalla loro crudele vita materiale. E li rappresentano il loro malessere.

Il potere schiera il tutti i suoi saltimbanchi e ciarlatani e tutti vogliono la “presa di posizione” vogliono la presa di distanza. La lavagna dei buoni e dei cattivi. E’ un gioco antico. Lo conosciamo e sembrano conoscerlo anche la generazione che nasceva mentre noi raccoglievamo i cocci del Muro di Berlino. Non ci stanno e non abboccano. Bersani e tutti i burattini potranno scalare tutti i tetti che vogliono. Li accoglieranno li ascolteranno e poi, giustamente, faranno quello che vogliono.

E ragioneranno insieme, nelle facoltà, nelle fabbriche, nei bar e al centro sociale Rivolta di Mestre il 20 e 21 gennaio. Per dare testa autonoma ad un corpo le cui gambe e braccia hanno gia dato ampia dimostrazione di vitalità. E’ un sogno e lo so. Capace di regalare notti insonni ai potenti. In attesa della prossima eccedenza, compagni, continuiamo a lavorare.

Come il 14 dicembre, può succedere sempre.

AccaCiEllE


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