CHI CAVALCA, OSCENO, SULLA (NON) CAVA DEL BIFOLCO?

Quella del Bifolco non era una battaglia che potevamo perdere, come spesso succede quando la posta in gioco è troppo grande. Se fosse passato il criminale progetto di devastazione, con i suoi svariati chilometri cubi asportati e una strada che attraversava la montagna che era una cava in se stessa, le cisterne e il deposito esplosivi sulla Bevilacqua, la zona sarebbe passata nei progetti di amministratori lontani ed inquisiti, come “area a vocazione escavativa” e nessuno avrebbe potuto fermare i rapinatori a Col d’Orso, a Madonna del Vado a Montevecchietto di Serra. Crateri progettati con infame lucidità da una classe politica sconfitta dalla storia e che speriamo che una magistratura non zerbina ce ne liberi definitivamente. Noi non auspichiamo mai il carcere, per nessuno. Noi sappiamo che quelle bare di cemento non sono altro che la discarica sociale che un sistema criminogeno usa per nascondere il frutto avvelenato del proprio fallimento. A noi interessa che i cavatori del Bifolco, i tecnici e i consiglieri provinciali che si scambiavano mazzette giocando con il nostro futuro siano estromessi definitivamente dalla gestione del “bene pubblico”. Al limite qualche paia di robuste braccia potrebbero far comodo per le ripiantumazioni sui crateri della Cava UNICEM. Il progetto criminale era raffinato ed elaborato. Dopo aver costruito un devastante impianto di frantumazione inerti che doveva servire tutte le cave che avevano progettato, abbiamo visto miopi e complici amministratori andare in convegni regionali a perorare altre cause perse. Come quelle di fantomatiche “pedemontane” dove far correre i loro camion carichi di breccia. Il Bifolco era la chiave di volta del loro progetto ma era anche la nostra Stalingrado.

Abbiamo ricevuto diffide, denuncie, chiusure. Ci hanno scippato uno spazio sociale per donarlo ai ragni pur di depotenziarci. Abbiamo scavato le nostre trincee nei banchi dei tribunali e bunker nelle assemblee. Come su quel  fiume asiatico nel 1943, avevamo davanti il nemico e dietro il nulla.

E noi sappiamo di chi è il merito. Della popolazione che si è sollevata in difesa della propria terra e si è sollevata perché sensibilizzata da organizzazioni politiche non convenzionali e non colluse con le mafie delle ruspe. Stessa cifra di non convenzionalismo “anti sistemico” che nutre le reti dei comitati della provinciali.. Cittadini  solidali e con grande voglia di partecipazione. Impossibile vincere questa articolata battaglia senza il contributo dei tecnici, dei coordinatori, dei legali. Tutte le compagne e i compagni del movimento regionale, sempre vicini ma soprattutto nei momenti dei processi, anche economicamente. Il sostegno, anche se solo ideale, dei militanti dell’ambientalismo. Nessun grazie: la nostra idea è di condividere insieme questa gioia.

E poi gli osceni, fuori dalla scena. Gente che ci ricorda che questa è comunque la nazione dei “tutti partigiani dopo il venticinque aprile, dei tutti democratici nascondendo il fez”. Cavalcano oscenamente speculando su questa situazione. Residui fossili della rappresentanza che deambulano sulla scena mediatica assistiti dai loro servitori mascherati da “apolitici”. Infimi spettacoli istituzionali agiti da pessimi personaggi in cerca di notorietà. “Armiamoci e partite” e da subito inizia l’assalto alla diligenza per avere almeno il ruolo di giocoliere di corte ma sul carro dei vincitori. Il peggio del cerchiobottismo nostrano sgomita. Tutti vincitori.

Da Piazza del Popolo a Piazza Tahrir comprendiamo che siamo ad un crepuscolo. E lo capiamo perché anche i nostri nostrani “nani” gettano lunghe ombre. Il giorno è al tramonto.

Li aspettiamo nella Notte.

LA STORIA INIZIA  QUANDO INIZIA  UNA RIVOLUZIONE

Squola.org


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