[Africa] Notarelle all’ombra di un minareto

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…di una delle moschee che qui sono così fitte come le banche a Lugano, da dove cantano a qualsiasi ora, che se uno vuole riposare deve sorbirsi la prolungata cantilena. Nella mia piccola esperienza senegalese noto che nel giro di pochi anni la presenza religiosa si fa sempre più marcata. Ad esempio, fino a pochi anni fa non c’era nessuna donna in burqa, e pochi andavano in giro con una specie di collana in grani col la quale recitare preghiere.
Per non sentirmi così estraneo ho cominciato a leggere il Corano (e anche la Bibbia) ma rimango esterrefatto per la violenza e la crudeltà presente in questi libri. Erano regole buone per una società nomade e analfabeta di parecchi secoli fa, ma oggi al di fuori della nostra realtà.
A parte queste considerazioni (tipo: perché si legge la Bibbia e non l’Iliade o Shakespeare, che sono molto più interessanti e intriganti?), tutto scorre bene, nostalgia dell’Italia a livello basso. D’altra parte quando cerco notizie dal Bel Paese si parla soprattutto della salma di Arcore dalla faccia arancione, e mi sorge un ennesimo perché (oltre al fondamentale: “che fine ha fatto Mastella?”).
L’essenza dell’Africa è presente soprattutto nelle minuscole cose: nella polvere che copre costantemente tutto, nei batteri dominanti e invincibili, nel vento che porta i profumi delle misteriose spezie dai mercati o l’odore di molluschi putrefatti dell’oceano.
È sempre interessante mettersi ad osservare la gente, sugli autobus o nei mercati, e i gesti e i linguaggi differenti in quelli che sono invece comportamenti e sentimenti universali. C’è l’odiosa pratica della contrattazione, che sia per comprare una banana o la corsa di un taxi, ogni volta un rituale al quale noi bianchi non siamo abituati (e giustamente ci fregano alla grande).
Qui si finisce per non meravigliarsi di nulla, perché ci si deve aspettare di tutto. Ho comprato un barattolino di vernice per dipingere una cosa, ho fatto notare che era stato aperto (un rigagnolo di colore secco era attaccato a un lato) ma il tipo mi ha guardato meravigliato della mia meraviglia, come se gli avessi chiesto che ora è su Plutone.
La maggior parte della gente esce di casa non con il portafogli (che trasporterebbe vuoto) o con le chiavi (non servono, a casa c’è sempre qualcuno) ma con l’imprescindibile e generalizzato telefono cellulare. Tutti a specchiarsi nello schermo luminoso: che siano su una panca all’ombra ad aspettare il nulla o dalla parrucchiera a farsi le trecce, i senegalesi hanno sempre solo una mano libera. Avere o non avere credito è un elemento insignificante.
Non si capisce poi perché qualcuno vada in giro con l’orologio, dato che qui il concetto di tempo è relativo, elastico e personalizzato. I calendari sono roba da venditori di almanacchi o da cartomanti, gli appuntamenti sono solo promesse di buona volontà o di compiacimento. Il tempo è  regolato dal fato ineluttabile, dalle piccole coincidenze, dalle aspettative modeste, dal godimento dell’attimo presente.
Carpe diem a tutti!

Marco


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