OLTRE LE APPARENZE ..riflessioni al margine di una lotta sociale

st1:*{behavior:url(#ieooui) }

/* Style Definitions */
table.MsoNormalTable
{mso-style-name:”Tabella normale”;
mso-tstyle-rowband-size:0;
mso-tstyle-colband-size:0;
mso-style-noshow:yes;
mso-style-parent:””;
mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt;
mso-para-margin:0cm;
mso-para-margin-bottom:.0001pt;
mso-pagination:widow-orphan;
font-size:10.0pt;
font-family:”Times New Roman”;
mso-ansi-language:#0400;
mso-fareast-language:#0400;
msoOltre le apparenze

Siamo o no “radicali”? Allora andiamo “alla radice” dei problemi e negli snodi delle lotte. Al di la delle contingenze e delle apparenze.
Gramsci diceva che le battaglie si vincono, prima ancora che sul piano politico, (o militare..) conquistando “l’egemonia culturale”. Io penso che questa riflessione sia ancora valida.
Solo 4 anni fa quando iniziammo una durissima “resistenza costituente” in difesa della Valle del Bifolco, la nostra era una battaglia testimoniale di “pochi ma convintissimi” e le nostre alleanze erano le “solite”, dai fratelli “Lupi nelle Favole” ai kumpà delle Comunità Resistenti. 
Perseveranza,
fantasia, innovazione, condivisione e radicalità. Forse..anche una certa dose
di scaltrezza ed intelligenza politica. Io credo siano stati questi gli
ingredienti della nostra lotta. E siccome il rivoluzionario non può non essere
ottimista..della nostra vittoria.

La
nostra non era una lotta volta alla (pur nobilissima) causa della mera tutela
di una splendida wilderness e di una valle ancora integra. La nostra era ed è
una lotta orientata alla battaglia culturale (prima di politica) alla
definizione partecipata di un modello di sviluppo compatibile.

Che
l’amministrazione, sia l’attuale che la passata, legata dalla stessa dirigenza,
fosse orientata (per i più vari e spesso biechi motivi sui quali ora non mi
dilungherò) ad agire la strada della “crescita ad ogni costo” anche mediante la
devastazione ambientale è un dato di fatto. L’importante è che giri denaro: che
si brucino rifiuti tossici o che si devasti una integra wilderness appenninica
non muta la sostanza. La politica “costa” 
(in molti e sfaccettati modi) e cosa c’e di meglio di una attività
lucrosissima come quella della escavazione che per sua natura (e colpevole e
guidata omissione di organi e organismi deputati al controllo) genera in
ingente flusso di liquidità che fuoriesce dalla “contabilità ufficiale”  per finanziare il mantenimento del “regime”.
Non è stato un “noglobbal” qualsiasi a denunciarlo. Fu per primo il giornalista
de “Il sole 24 ore” Roberto Galullo quindi seguito dal bravo Martinelli su (ma
già più tacciabile di faziosità) “Altreconomia” a portare dati raccapriccianti.
Oltre il 60% degli impianti controllati dagli organi preposti presentavano sovra-extraescavazioni
dal 100 al 400%. Senza contare che la legislazione è molto flessibile nel normare
l’attività. Il sovraescavato viene venduto e genera un “nero” che in parte
finisce per finanziare il mantenimento del sistema di potere che lo ha
favorito. Provate a guardare la brochure pubblicizzante la festa provinciale
dei DS di un qualche anno fa e troverete il re delle ruspe della val Metauro
(ma dietro anche il progetto di escavazione del Bifolco) Casavecchia tra i
primi sposnsor. Oppure chi finanzia la squadra di pallavolo di “padron” Righi
(assessore e fedelissimo del Borri e che del sindaco ha rilevato il posto
nell’azienda del settore moda in cui lavorava..). Lo stemma campeggia evidente
sul furgone della squadra: la multinazionale (proprietà FIAT) Buzzi-Unicem,
titolare di una devastante cava sul monte Romano di Bellisio i cui permessi di
ampliamento sono stati più volte rinnovati.

Che
l’amministrazione fosse orientata quindi verso la concessione di nuovi permessi
di escavazione è quindi assodato. Quindi, per noi, un primo ostacolo e non di
poco peso. Poi c’era tutta l’opinione pubblica da informare alla problematica,
orientare e il passaggio più difficile: politicizzare.

E
qui tre anni di lotte dal basso e di repressione. Tutta l’odissea del
collettivo, dallo sgombero del centro sociale di Bellisio con 7 mesi di
anticipo (ma solo due prima del passaggi politico della concessione di
ulteriori escavazioni alla Buzzi Unicum) alle tante denuncie e chiusure e
negazione del diritto ad uno spazio sociale, non può che essere letta
attraverso la lente del nostro, non riducibile,  “No alla Cava – Si al Parco”.

Il
resto è una storia di dura lotta politica quotidiana in un crescendo di
sostegno popolare: dai 6 compagni che entrarono nel consiglio comunale con
cartelli “una cava per sempre” donando pacchettini di ghiaia a tutti i
consiglieri (seduta del consiglio dove si ruppe per la prima volta la
blindatissima maggioranza di sultan Borri: un assessore e un consigliere
votarono contro e il segretario dei DS che si astenne) alle affollate assemblee
di questi giorni.

Ma
non è quello politico il piano che forse più mi affascina esplorare. Se ora il
sindaco espone pubblicamente tesi che ricordano i più infervorati ambientalisti
radicali “anni ottanta” appoggiato dai commoventi racconti stile “come era
verde la mia valle” dell’assessore Mollaroli un motivo c’è. Ed è probabilmente
lo stesso per cui il “capo militare” dell’opposizione (targata AN) prende la
parola citando niente meno che la “resistenza” dei sindaci NO TAV della Val Susa.

Il
motivo ce lo dice Gramsci: egemonia culturale. Chiunque apertamente appoggiasse
ore le cave avrebbe contro l’80% della popolazione. Che poi durante i carnevali
elettorali mettano le croci a sinistra o a destra conta poco. Alla cava, dal
pescatore all’artigiano dall’operaio al pensionato il no è chiaro e ben
pubblicamente espresso. Non è stato facile ne immediato ma è un dato non
contestabile.

Ad
aggiungere “dirompenza” a questa ennesima riprova dell’efficacia della parola
d’ordine zapatista ,“comandare senza prendere il potere”, in un terreno
irtissimo come quello di scorrazzare alle fonti stesse del “finanziamento del
regime”, c’è la questione stessa della rappresentanza.

Da
Borri in poi tutti i primi cittadini sapranno quanto è sempre più difficile
mantenere le decisioni lontane dalla gente, isolandole nelle blindature delle
giunte opache, e nelle maggioranze bulgare frutto di leggi elettorali
liberticide. Abbiamo contribuito a liberare il desiderio di partecipazione di
un popolo che è tornato a discutere, dividersi, incontrarsi, fare “comune”. Una
intelligenza collettiva per il “bene comune”. Tutti sanno quanto è difficile
far dimenticare il sapore della libertà. Sarà ora difficile far rientrare nei
raghi della compatibilità la moltitudine che ha provato il gusto di gestirsi da
sola.. Il popolo che almeno per un attimo, su una sola questione, ha provato il
gusto del potere.   Come per i “Bronzi” cosi per l’ospedale, per
l’inceneritore di Sassoferrato oppure in Chiapas.

Quindi
due dati come spunto di riflessione. La non riducibilità di una lotta che ha
mutato un sentire popolare che imposto cambiamenti radicali nelle politiche,
come sostanza. E la partecipazione come strumento non rinunciabile e non
evitabile nella sua forma. Per chiunque venga dopo che assuma la maschera di
sinistra, oppure che si autodefinisca destra, Borri oppure Baldelli.

Ora,
anche se più forti,  noi siamo sempre qua
e non dimentichiamo i momenti bui quando “potevamo stare tutti in una
stanza/come Visone e i suoi durante la Resistenza” Siamo qua mutevoli e variabili ma
senza mai cambiare idea.

Siamo
sempre qua, nonostante chiusure, denuncie e tentativi di infangamento. Chiunque
condivida le nostre prassi e le nostre politiche ci troverà in “movimento”
camminando e domandando.

Partendo
dal solito posto: in basso e a sinistra.

 

 

 


Leave a Reply