VENERDI 13 FEBBRAIO SQUOLA SOTTO PROCESSO!!

A PROCESSO CHI DIFENDE L’AMBIENTE!
La telenovela continua: stessa storia stessi personaggi.  Venerdì 13 febbraio 2009, ancora una corte di giustizia dell’intasatissimo sistema giudiziario italiano dovrà levare la polvere sul dossier del processo “Giordano Borri contro Squola”. Giudice, pubblico ministero, segretario, applicati di tribunale, due avvocati, 10 cittadini, senza contare tutte le strutture coinvolte nel processo. Decine di migliaia di euro di denaro pubblico ma anche privati, dispersi esclusivamente per la necessità del sindaco di eliminare una forza sociale non allineata come Squola.

In tempi di crisi e sanguinosi tagli il sindaco Borri mobilita un tribunale per un reato consistente nel aver tenuto acceso un pomeriggio una luce in una scuola pubblica inutilizzata per realizzare due spettacoli teatrali.  Durante l’escussione dei testi avvenuta nell’udienza dell’11 luglio 2008, la corte ha accertato che: le utenze elettriche (da cui il “furto aggravato”) erano intestate e pagate dalle associazioni che avevano ritirato la denuncia e non al comune; che il Sindaco non ha prodotto prove di aver riunito la Giunta prima di effettuare la denuncia contro i militanti di Squola,  nessuno dei testi ha potuto confermare ne numero ne identità dei presunti “occupanti” e comunque è stata esclusa alcuna forma dolosa o colposa di danneggiamento all’immobile.  Non è escluso che un clamoroso ribaltamento del quadro indiziario come quello avvenuto nella scorsa udienza possa consigliare il giudice l’escussione di ulteriori testi o acquisizioni di prove prima di iniziare il dibattimento.

Al di la del quadro processuale completamente ribaltato rimane il dato politico.  

Gli ex DS (ora PD) per mezzo del Sindaco Giordano Borri (DS) dell’allora segretario di sezione del partito Giovanni  Conti e di una iscritta al partito Marta Rossi (Sia Conti che la Rossi hanno ritirato in seguito la denuncia) hanno tentato la via giudiziaria per l’eliminazione politica di un collettivo di azione sociale scomodo per la sua non riducibilità alle logiche del potere, ma soprattutto prima che l’”affaire” cave entrasse nella sua fase di decisione politica.  Tecnica non nuova per gli eredi del PCI: con le dovute proporzioni ,vogliamo ricordare il “teorema Calogero”  che portò alla più grande ondata di arresti mai avvenuta in epoca repubblicana e di cui decorre il trentennale quest’anno, ondata di arresti che si concluse con altrettanto clamorose scarcerazioni di massa.  Questa strategia di intimidazione non sortì risultati trent’anni fa, non li sortirà ora.

Il risultato di quella denuncia: le casse pubbliche (e anche le nostre tasche) costrette a spendere decine di migliaia di euro , la macchina giurisdizionale ulteriormente intasata, una intera biblioteca lasciata colpevolmente marcire sequestrata in una cantina comunale (con due stanze piene di altro materiale sociale), 8 domande per la riqualificazione di spazi pubblici disattese, mentre la speculazione lucra sui 23 immobili pubblici del comune lasciati alla rovina. E siccome i soldi pubblici sono “di nessuno” l’amministrazione si lancia in improbabili alienazioni di immobili, operazioni concluse con fallimentari “aste deserte”.  

Il collettivo, pur tra gravi difficoltà oggettive, è ben lungi dall’essersi depotenziato e questo grazie al sostegno popolare e politico delle compagne e dei compagni delle Comunità Resistenti delle Marche che, insieme alle Ambasciate dei Diritti, forniscono supporto economico e il team legale.  

Continueremo ignorantemente a rivendicare il nostro diritto agli spazi, all’esistenza, alla riappropriazione della vita.

Tribunale di Fano – venerdì 13 Febbraio 2009 – ore 9,30

“il fuoco indurisce quello che non distrugge”

Squola Spa

Spazio Pubblico PluriSgomberato www.squola.org


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