Monthly Archives: Ottobre 2009

Squola dissotterra l’alabarda fotonica e riprende le BATTAGLIE SPAZIALI!!

Il 23 Ottobre segna una data storica per il collettivo Squola: il sesto anno che le amministrazioni pubbliche spernacchiano le nostre richieste di spazi sociali. In questi sei anni due occupazioni (di cui una di 2 anni e mezzo), manifestazioni, decine di assemblee, presidi, denunce, processi, raid comunicativi, per non parlare di incontri al vertice o nei sottoscala. Nella primavera del 2009 qualcosa sembrava  essersi sbloccato sulla vertenza per il riuso sociale dell’ex cantoniera di Via Molino del Signore di Pergola PU, sblocco dovuto alla magia della campagna elettorale per amministrative 2009. Dopo circa 10 mesi di attesa  6 solleciti e un incontro con il presidente della provincia, l’amministrazione decide di togliere la struttura dal registro dei beni alienabili e prepara una delibera per l’assegnazione degli spazi. Il tutto naturalmente a cavallo della scadenza elettorale: la delibera, preparata dalla vecchia amministrazione, dovrà essere votata dalla nuova. Il gioco elettorale della scarpa destra e della scarpa sinistra. Se vengono eletti voteranno la delibera..


Nel mentre, il 18 aprile 09, una delegazione squolara visita i locali con il della Provincia di Pesaro Ilari e il geometra Casagrande (responsabile tecnico), si studiano gli aspetti tecnici, ci si accorda per un uso estivo dell’esterno e ci si da la data di settembre 09 per l’ingresso. Naturalmente una volta eletti iniziano i problemi, gli intoppi, i rallentamenti.  Cornut’Mazziato.

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PAROLACCE

  Non so voi, io non ne posso più di Berlusconi.

  È una parola che mi dà noia. Berlusconi. Suona pure male, non è piacevole da pronunciare, o da ascoltare. Il dizionario etimologico lo fa derivare dal latino [berlusco = bis-luscus (due volte losco)], l’accrescitivo oni  sta per peggiorativo e plurale, il finale sconi rivela la provenienza alpino-lombarda. Una gnagna di parola così tristemente milanese, come possono esserlo la cassoeula, i dané, uelà, ghe pensi mi, quelli che dicono mi son fatto da me, vi invece di vu, tré invece di tre, il Gianni.

  Non ne posso più di vederlo sempre in qualsiasi programma della televisione o in qualsiasi articolo di giornale. Non ne posso più delle schiere di comici, commentatori e vignettisti che da anni fanno soldi con lui. Pagine e pagine di blog a commentare ogni giorno l’immancabile stronzata quotidiana, che sia una battuta fatta col sorriso, o una minaccia fatta senza.

  Io non voglio la mia vita circondata, marchiata, intrisa, pillottata, etichettata, infastidita dalla parola berlusconi. Voglio non dover più pronunciare questo nome e liberare le mie orecchie dal sentirlo.

  E poi basta con le vignette: l’omino che ride basso buffo senza capelli con i capelli grasso eforzaitaaalia e il doppiopetto blu i tacchi la guardia del corpo miconsenta la bandana menomalechesilviocè le battute le corna isignoridellasinistra la pidue papi lamicoputin e il fard le cravatte regimental le gambette secche i comunisti la libertà emiliofede il vulcano finto il cavaliere… 


LA PACE E’ UN’ ALTRA COSA

Il comandante del più potente esercito nella storia dell’umanità ha vinto il premio Nobel per la pace.È stato colto di sorpresa anche lui.

A me più che l’interesse per il vincitore inquieta il fatto che non sappiamo citare degli altri candidati credibili e condivisi per vincere questo premio. Semplicemente, non ce ne sono. Anche negli ultimi vent’anni (a parte Mandela, o Aung San Suu Kyi, o Medici senza frontiere) gli altri nomi tirati fuori non è che siano stati entusiasmanti.

Il primo commento di Obama è stato “sento di non meritarlo”. Io invece spero che possa meritarselo (anche se ho tanti dubbi). In effetti, dopo gli anni bui di Bush, un po’ di speranza in più l’abbiamo. Scrive Flavio Lotti, della Tavola della Pace, “il Nobel ad Obama non è un premio agli Stati Uniti. E’ un premio al coraggio di chi vuole fare i conti con le proprie responsabilità. Un premio alla voglia di cambiamento che c’è nel mondo”.

Certo la Pace è un’altra cosa. La pace rimane un’idea troppo evanescente, quando la guerra è così concreta. La pace pretende da noi una trasformazione, un impegno continuo; dove non c’è prevale il disprezzo nel prossimo e l’indolenza della forza.

Mi fa rabbia che il concetto di guerra in Italia non sia più argomento intoccabile, così come per me lo è sempre stato. Ora è così naturale, scontato, quasi banale… mi sono perso il momento di passaggio in cui tutto questo da tabù che era è diventato basilare nell’Italia di oggi. La caduta del muro? La discesa in campo di B? L’11 settembre?

Marco


Cosa si nasconde dietro la guerra in Afghanistan?

Le miniere d’uranio? Il gasdotto trans-afgano? Il posizionamento geostrategico? O forse il controllo del narcotraffico?

Perché, esattamente otto anni fa, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno invaso e occupato l’Afghanistan? Quali interessi si celano dietro le spiegazioni ufficiali di questa guerra? Le ipotesi avanzate in questi anni sono molteplici, ma nessuna abbastanza convincente. Tranne una, che però è alquanto difficile da dimostrare.

Risorse energetiche. Secondo un rapporto pubblicato nel dicembre del 2000 sul sito Internet dell’Eia, l’agenzia di statistica del dipartimento per l’Energia degli Stati Uniti (e poi rimosso), l’Afghanistan viene presentato come un paese con scarse risorse energetiche (mai sfruttate) che, secondo i dati risalenti ancora al tempo dell’occupazione sovietica, consistono in riserve petrolifere per 95 milioni di barili (concentrati nella zona di Herat), giacimenti di gas naturale per 5 trilioni di piedi cubi (nell’area di Shebergan) più 400 milioni di tonnellate di carbone (tra Herat e il Badakshan).
Risorse troppo esigue per giustificare un’invasione militare costata finora, ai soli Stati Uniti, quasi 230 miliardi di dollari.

(continua)


Aglio Finocchio e Sale


PAGLIUZZE