
Io sono contrario al ritiro delle truppe dall’Afghanistan.
Anzi, ce li manderei tutti. Tutti in missione di pace, tutti ad esportare la democrazia.
Quelli che “tanto al mio paese non c’è altro da fare”, quelli del “cara, solo cinque anni, poi con i soldi guadagnati andiamo a vivere in Brasile”.
Quelli col tatuaggio del Duce sul bicipite , quelli con il gagliardetto della RSI sul comodino.
Tutti in Afghanistan.
Quelli che si commuovono all’alzabandiera, quelli che hanno la foto con La Russa.
Le reclute che sognano la gloria, gli ufficiali vicino ai termosifoni, le ragazze-soldato e la loro fiera emancipazione.
Le divise di tutti i colori, dal verdognolo all’azzurrino, con medaglie o senza.
I cappellani militari, gli allargatori di basi Nato, i progettisti di oleodotti, i mediatori nel traffico di eroina.
I costruttori di armi, quelli che le presentano alle fiere, i funzionari con le mazzette, i banchieri che fanno i soldi.
Tutti in Afghanistan.






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