Sabato 12 Maggio – YugoSchegge

25 Aprile 2012 – No Partizan, no party.

[ANPI] 22 aprile 2012 – Una donna sul monte

[Squola libri] Presentazione del libro “Il monte catria”

“Casavecchia, Borri e Rondina sono INNOCENTI – siamo noi i veri DELIQUENTI”

Era  uno slogan che risuonava sulle bocche  e sulle mura qualche anno fa.

La disgrazia (o le fortune..?) del collettivo sono iniziate proprio cosi  con il nostro interessarci  di modelli di sviluppo e  di cave e nello specifico di quella devastante della preziosa maiolica  al Bifolco di Bellisio.

La vera  offensiva  militare contro Squola  è iniziata proprio nel periodo di maggior pressione mafiosa dei cavatori sulle istituzioni, rappresentate da Rondina (vice presidente della  Provincia ) e Borri tra il 2005 e il 2006: : Spazzare via l’opposizione sociale troppo rumorosa: La diffida e poi lo sgombero della struttura di Bellisio  perché doveva ospitare un supposto museo  dello Zolfo.(ora è un resort per aracnidi)  Sgomberi a ripetizione e 12 militanti sotto processo con accuse gravi: occupazione, , furto con l’aggravante del concorso e dello scasso: Tre anni di gogna giudiziaria , di centinaia di migliaia  di euro pubblici sprecati, centinaia di euro di lavoro perso, tribunali intasati, prima dell’assoluzione piena e completa.

Era l’inizio della fine del Sultano del Borristan

 

A distanza di 6 7 anni  nessuno parla più di Cava al Bifolco, (ma anzi di stralcio del sito dal piano cave), il consiglio di stato ha rigettato  il ricorso dei cavatori, l’impero politico sociale (economico?) dell’ex sindaco dei suoi sgherri , ignominiosamente collassato su stesso fortunatamente senza lasciare tracce indelebili sulle montagne.

Noi siamo ancora qui

Non ci siamo fermati neanche per prendere la rincorsa

La vediamo molto dura

MAGNA&RESISTI – CENA DI AUTOFINANZIAMENTO DELLE SPESE LEGALI

Il procuratore Caselli sa come si fa. Come si “toglie l’acqua ai pesci”. Eppure stavolta, il procuratore che si era fatto “le ossa” nella lotta ai movimenti rivoluzionari nel nord Italia nei ’70 e ‘80, l’ha capito che sarà una “gara più dura”. Stavolta non basta “suicidare” i militanti nelle carceri, far prendere a mazzate i “sovversivi” e sbatterli per un po’ in gabbia, ne sgomberare spazi sociali e accampamenti.

Gli ordini di chi comanda e specula sono chiari e la magistratura e i loro legionari eseguono. La Val Susa affogata in una nebbia al Cloro e Cianuro , spranghe, autoblindo e filo spinato. Gli ordini sono chiari e il Procuratore sa come si fa. Lo sa che inseguito dai mandati dei tribunali e ossessionato dai “signori di equitalia” la voglia di lottare svanisce.

Questa volta, procuratore, non devi annientare una “avanguardia”: Devi arrestare un popolo ed è molto più dura. Un popolo che resiste ben oltre una valle diventata un simbolo. Dai Paesi baschi alla Sicilia e indica una via. Qui non ci sono segreterie ma assemblee, non si sono direttive di partito ma idee condivise. E qui, procuratore, non lasciamo mai indietro e nelle gabbie NESSUNO!

Noi sappiamo sulla nostra pelle quando è importante che a volte il gesto politico assuma la forma della solidarietà. Per tutte e tutti i militanti del movimento marchigiano sotto processo (dai notav al quindici ottobre, sono tanti, troppi) lo Spazio Pubblico Autogestito Squola di Via Vittorio Arrigoni 1 a Pergola (PU) organizza per sabato 24 marzo 2012 una serata di autofinanziamento spese legali

Dalle 20,45 è..

SCOREGGIA ‘S PARTY !!

Cena Tradizionale

Maltagliati ai fagioli e cotiche in zuppa di “conditore” e crescia autoprodotta con erbe e patate strascinate.

Costo € 10,00 (sostenitore 15,00)

Posti limitati –  prenotazioni entro e non oltre il 22-3-12 al  393 91 20 418

A seguire il gassoso reggae di Dj Priori

Baldelli’s Expedition Rescue – blizzard 2012

Epoca tributa giustamente una speciale copertina del proprio periodico (a quanto il Times?) all’eroica impresa di soccorso compiuta dalla spedizione del valoroso sindaco hymalaiano Sindar Baldelli e dai  suoi tenaci sherpa. Una piccola comunità di aborigeni rimane isolata a Faeto di Monterolo (quota 6200 metri slm tra il K2 e il Kakenjonga ). Non restava che organizzare una spedizione di soccorso!! Il nostro sindaco ( lustratore di centri storici, inventore della woodstock del tartufo e  rinverditore dell’asse Roma – Berlino) arruolati i piu valenti alpinisti del <rolo’s moutain alpine club,  gente del calibro Antonio  Baldelli ( parete nord di Ferbole in solitaria, Fenigli cresta ovest in stile alpino) e Marta Orfei (a  Yosemity Valley la chiamano la donna di gelo) coadiuvati da una squadra di Sherpa della feroce tribù dei CaribeeNear che, al richiamo del sindaco, tosti lasciavano le loro armi etilometriche per impugnare la piccozza.

Fedele al motto di illustri antenati (noi tireremo diritto) la spedizione degli arditi ha aperto una temeraria nuova via sulla inviolata parete nord di Rolo’S Mountain e raggiungevano  i disperatati abitanti proprio mentre si stavano facendo uno spritz durante l’intervallo della partita di champions

 

Marche – Obbligo di dimora per attivista dei centri sociali

Marche – NoTav, libera la Valle, liberi tutti, subito!

Comunicati Centri Sociali Marche / Assemblea Permanente Movimenti Marche

http://www.globalproject.info/it/in_movimento/Marche-NoTav-libera-la-Valle-liberi-tutti-subito/10597
26 / 1 / 2012

- Comunicato Centri Sociali delle Marche

Questa mattina, su ordine della Procura di Torino, è stata condotta da parte delle forze di polizia un’azione di natura repressiva in relazione alle mobilitazioni contro la realizzazione della linea ferroviaria Tav Torino-Lione del giugno e luglio scorsi, azione che ha colpito un attivista civitanovese della rete dei Centri Sociali delle Marche, raggiunto da un provvedimento di obbligo di dimora.

Consideriamo gravissimo quanto compiuto da parte della magistratura torinese attraverso l’adozione di provvedimenti di arresto e misure restrittive della libertà personale, che a sei mesi di distanza dagli eventi, tradiscono la loro natura intimidatoria.

Assistiamo ancora una volta al tentativo di trasferire forzatamente su un piano giudiziario e di ordine pubblico questioni di ordine politico e sociale decisive per la vita democratica del paese, come quelle rappresentate dal movimento NoTav nella battaglia contro la devastazione ambientale e a difesa dei beni comuni.

Respingeremo questo tentativo con la stessa determinazione che il popolo NoTav oppone alla militarizzazione della Val di Susa.

Liberi tutti. Liberi subito. A sarà dura!

Centri Sociali Marche

Intervista a Angeletti Veronique sui 41 lincenziamenti alla ex Vainer di Serra Sant’Abbondio

(Prima parte)

(Seconda parte)

GLI ZOMBI INDUSTRIALI NEL CREPUSCOLO DEL “DISTRETTO” Il COLLASSO DEL CALZATURIFICO VAINER

Per qualche verso, l’ultimo atto della crisi dello storico marchio delle calzature Vainer (nei tempi d’oro poteva contare su una manovalanza di oltre mille operai su diversi stabilimenti in più regioni per oltre un milione di paia di scarpe prodotte), risulta paradigmatico del collasso del modello produttivo marchigiano, articolazione meridionale dell’incensato sistema industriale dei distretti tipico del nord est, polmone produttivo del paese. Un sistema che ha basato le proprie fortune non su una innovazione di prodotto ma su una applicazione particolarizzata, adattata alle situazioni geografiche sociali, di sistemi produttivi più adeguati al far east asiatico che alla quinta potenza industriale del globo. Capitalismo industrial-familiare innestato su un sistema bengalese di contoterzismo, bassi salari e frequente evasione fiscale e contributiva, assistenzialismo statale e bancario, endemica ipocapitalizzazione e scarsa propensione all’export. Una miriade di piccole-piccolissime imprese più abituate a fare “clan” che sistema. Una giungla imprenditoriale cresciuta all’ombra dei grandi marchi assistiti generosamente dallo stato il cui unico “core-businnes” era la raccolta delle briciole. Organizzazione che non ha retto allo shock competitivo portato diretto della globalizzazione: i “grandi” del mercato sono economicamente sopravvissuti esternalizzando dall’oriente europeo alla Cina, per gli altri è iniziata l’agonia.

Sarebbe ingeneroso parlare di copia incolla per il collassi industriali della regione. Non è corretto accostare la situazione della Best di Montefano all’agonia dell’impero della famiglia Merloni alle ruberie generalizzate dell’associazione a delinquere “Italfilter” con i selvaggi valzer di assetti proprietari della sentinate Vainer.

Come le facce di un icosaedro tutte queste crisi sono lo specchio variegato e multiforme di un sistema capitalistico rapace ed egoistico che, dopo aver cercato di annichilire la naturale propensione solidaristica tipica delle genti rurali e della montagna, ha fatto leva sui peggiori sentimenti sociali innescando meccanismi ora di lotta fratricida, ora di consociativismo becero e mafioso. Sistema economico che ha plasmato una intera classe politica (con il presidente della regione di diretta di discendenza dai desk dirigenziali del principale impero industriale locale e il vicepresidente, ex capo del personale dell’azienda del fratello) e ha piegato le organizzazioni sindacali a volte annientandole a volte acquisendole mediante privilegi e prebende. Tra le macerie del collasso decine di migliaia di lavoratori appesi ai rinnovi delle casse integrazioni, come gli antichi egiziani alle piene del Dio Nilo.

Nel nostro percorso politico verso una costruzione partecipata di un modello di sviluppo socialmente e ambientalmente sostenibile vogliamo dedicare degli attimi di riflessione ad ogni piega di questo riassetto di poteri chiamato crisi. Oggi iniziamo il percorso d’inchiesta con questa nostra videointervista a Veronique Angeletti, giornalista e attenta osservatrice del nostro presente sulla ultima crisi dello stabilimento di calzature Vainer di Serra Sant’Abbondio (PU)

Le “Realtà Separate” di Baldelli e Aguzzi: Tra Castaneda e gli interessi elettorali.

A leggere con sguardo acuto i  fatti di cronaca di questo inizio anno ci sovviene subito l’opera dello scrittore americano. Vogliamo pensare  che le roboanti dichiarazioni del sindaco di Pergola e di quello di Fano, rispettivamente  sull’arresto di alcuni ragazzi pergolesi  perseguitati per l’uso di sostanze stupefacenti e sull’aggressione fascista in pieno centro a Fano,  siano frutto di quella  “follia controllata” che Castaneda  individuava come “strumento sensoriale del guerriero” per l’esplorazione della realtà.

 

Ci piacerebbe pensarlo. In realtà è solo lo sguardo  colpevolmente miope di due politici, fatto dal buco della serratura dei media,  attraverso il filtro di un interesse elettorale.  Baldelli vuole “curare” i ragazzi vittime della repressione poliziesca di capodanno, ragazzi caduti in una retata studiata per fini mediatici e di carriera da funzionari pubblici che, evidentemente, non avevano di meglio da fare  che dispiegare, addirittura, 60 nostri dipendenti alla caccia di “soliti noti”, già più volte inquisiti  e capro espiatorio  del fallimento dell’azione sociale pubblica e, non ultima, proprio del comune che amministra. Al di là dell’enfasi giornalistica della “penna,” piegata dalla potenza  dell’euro al servizio dei potenti di turno, i giudici hanno riconosciuto che sotto il vestito della notiziona, delle congratulazioni del sindaco, e delle belle foto in parata con tanto di etilometro in vista, c’era il nulla di qualche disadattato, che scambiava euro contro sballo per capodanno, ai giardini. E  infatti per nessuno c’e stato il carcere, ma solo i domiciliari.

Il disagio sociale, sindaco, non si cura con le aspirine: