Marche – Obbligo di dimora per attivista dei centri sociali

Marche – NoTav, libera la Valle, liberi tutti, subito!

Comunicati Centri Sociali Marche / Assemblea Permanente Movimenti Marche

http://www.globalproject.info/it/in_movimento/Marche-NoTav-libera-la-Valle-liberi-tutti-subito/10597
26 / 1 / 2012

- Comunicato Centri Sociali delle Marche

Questa mattina, su ordine della Procura di Torino, è stata condotta da parte delle forze di polizia un’azione di natura repressiva in relazione alle mobilitazioni contro la realizzazione della linea ferroviaria Tav Torino-Lione del giugno e luglio scorsi, azione che ha colpito un attivista civitanovese della rete dei Centri Sociali delle Marche, raggiunto da un provvedimento di obbligo di dimora.

Consideriamo gravissimo quanto compiuto da parte della magistratura torinese attraverso l’adozione di provvedimenti di arresto e misure restrittive della libertà personale, che a sei mesi di distanza dagli eventi, tradiscono la loro natura intimidatoria.

Assistiamo ancora una volta al tentativo di trasferire forzatamente su un piano giudiziario e di ordine pubblico questioni di ordine politico e sociale decisive per la vita democratica del paese, come quelle rappresentate dal movimento NoTav nella battaglia contro la devastazione ambientale e a difesa dei beni comuni.

Respingeremo questo tentativo con la stessa determinazione che il popolo NoTav oppone alla militarizzazione della Val di Susa.

Liberi tutti. Liberi subito. A sarà dura!

Centri Sociali Marche

Intervista a Angeletti Veronique sui 41 lincenziamenti alla ex Vainer di Serra Sant’Abbondio

(Prima parte)

(Seconda parte)

GLI ZOMBI INDUSTRIALI NEL CREPUSCOLO DEL “DISTRETTO” Il COLLASSO DEL CALZATURIFICO VAINER

Per qualche verso, l’ultimo atto della crisi dello storico marchio delle calzature Vainer (nei tempi d’oro poteva contare su una manovalanza di oltre mille operai su diversi stabilimenti in più regioni per oltre un milione di paia di scarpe prodotte), risulta paradigmatico del collasso del modello produttivo marchigiano, articolazione meridionale dell’incensato sistema industriale dei distretti tipico del nord est, polmone produttivo del paese. Un sistema che ha basato le proprie fortune non su una innovazione di prodotto ma su una applicazione particolarizzata, adattata alle situazioni geografiche sociali, di sistemi produttivi più adeguati al far east asiatico che alla quinta potenza industriale del globo. Capitalismo industrial-familiare innestato su un sistema bengalese di contoterzismo, bassi salari e frequente evasione fiscale e contributiva, assistenzialismo statale e bancario, endemica ipocapitalizzazione e scarsa propensione all’export. Una miriade di piccole-piccolissime imprese più abituate a fare “clan” che sistema. Una giungla imprenditoriale cresciuta all’ombra dei grandi marchi assistiti generosamente dallo stato il cui unico “core-businnes” era la raccolta delle briciole. Organizzazione che non ha retto allo shock competitivo portato diretto della globalizzazione: i “grandi” del mercato sono economicamente sopravvissuti esternalizzando dall’oriente europeo alla Cina, per gli altri è iniziata l’agonia.

Sarebbe ingeneroso parlare di copia incolla per il collassi industriali della regione. Non è corretto accostare la situazione della Best di Montefano all’agonia dell’impero della famiglia Merloni alle ruberie generalizzate dell’associazione a delinquere “Italfilter” con i selvaggi valzer di assetti proprietari della sentinate Vainer.

Come le facce di un icosaedro tutte queste crisi sono lo specchio variegato e multiforme di un sistema capitalistico rapace ed egoistico che, dopo aver cercato di annichilire la naturale propensione solidaristica tipica delle genti rurali e della montagna, ha fatto leva sui peggiori sentimenti sociali innescando meccanismi ora di lotta fratricida, ora di consociativismo becero e mafioso. Sistema economico che ha plasmato una intera classe politica (con il presidente della regione di diretta di discendenza dai desk dirigenziali del principale impero industriale locale e il vicepresidente, ex capo del personale dell’azienda del fratello) e ha piegato le organizzazioni sindacali a volte annientandole a volte acquisendole mediante privilegi e prebende. Tra le macerie del collasso decine di migliaia di lavoratori appesi ai rinnovi delle casse integrazioni, come gli antichi egiziani alle piene del Dio Nilo.

Nel nostro percorso politico verso una costruzione partecipata di un modello di sviluppo socialmente e ambientalmente sostenibile vogliamo dedicare degli attimi di riflessione ad ogni piega di questo riassetto di poteri chiamato crisi. Oggi iniziamo il percorso d’inchiesta con questa nostra videointervista a Veronique Angeletti, giornalista e attenta osservatrice del nostro presente sulla ultima crisi dello stabilimento di calzature Vainer di Serra Sant’Abbondio (PU)

Le “Realtà Separate” di Baldelli e Aguzzi: Tra Castaneda e gli interessi elettorali.

A leggere con sguardo acuto i  fatti di cronaca di questo inizio anno ci sovviene subito l’opera dello scrittore americano. Vogliamo pensare  che le roboanti dichiarazioni del sindaco di Pergola e di quello di Fano, rispettivamente  sull’arresto di alcuni ragazzi pergolesi  perseguitati per l’uso di sostanze stupefacenti e sull’aggressione fascista in pieno centro a Fano,  siano frutto di quella  “follia controllata” che Castaneda  individuava come “strumento sensoriale del guerriero” per l’esplorazione della realtà.

 

Ci piacerebbe pensarlo. In realtà è solo lo sguardo  colpevolmente miope di due politici, fatto dal buco della serratura dei media,  attraverso il filtro di un interesse elettorale.  Baldelli vuole “curare” i ragazzi vittime della repressione poliziesca di capodanno, ragazzi caduti in una retata studiata per fini mediatici e di carriera da funzionari pubblici che, evidentemente, non avevano di meglio da fare  che dispiegare, addirittura, 60 nostri dipendenti alla caccia di “soliti noti”, già più volte inquisiti  e capro espiatorio  del fallimento dell’azione sociale pubblica e, non ultima, proprio del comune che amministra. Al di là dell’enfasi giornalistica della “penna,” piegata dalla potenza  dell’euro al servizio dei potenti di turno, i giudici hanno riconosciuto che sotto il vestito della notiziona, delle congratulazioni del sindaco, e delle belle foto in parata con tanto di etilometro in vista, c’era il nulla di qualche disadattato, che scambiava euro contro sballo per capodanno, ai giardini. E  infatti per nessuno c’e stato il carcere, ma solo i domiciliari.

Il disagio sociale, sindaco, non si cura con le aspirine:

2012-01-21 Sulla linea del Fuoco

17 dicembre – #OccupyAncona

LE CAVE: TRA VON MASOCH E IL BIPOLARISMO (comunicato)

« La virtù non consiste nei principî, ma unicamente nell’amore. »

(Leopold von Sacher-Masoch, L’amore crudele)

 

 

Francamente stupisce e lascia costernati l’assoluta incapacità di aderire alla realtà e l’autoreferenzialità  di quelle che, con forse con un pizzico di superbia, continuano ad autodefinirsi “forze politiche” cittadine.

Tanto per capirci lettore sono quelli che stanno dietro gli stemmini e gli scudetti che adornano farneticanti manifesti con cui tappezzano la città in maniera virale dopo che, una delle due cosche in questione,   ha fatto di tutto per cacciare l’unico giornalista presente e voce libera, sostituendolo con un pennivendolo interinale.   Se dietro ognuno di quei simboli, richiamanti cosche, gang, partiti  spesso cosi assurdi da sfiorare il lisergico, ci fossero anche solo tre cittadini, potremo parlare di alta partecipazione democratica.  Ma spesso non c’è neanche questo.  Si veda lo psicodramma per la bacheca del “partito repubblicano italiano”  di qualche anno fa.

La casta politica cittadina è quella che spesso vedi in defilé osceni durante  i momenti di animazione sociale della città. Arroganti, superbi, assolutamente  riferibili solo a loro stessi e ai sudditi di più stretta osservanza. Il loro avvistamento è più probabile  durante le carnevalate elettorali, proprio come i rapaci durante gli amori. Durante  il periodo dell’accoppiamento con il cittadino-elettore mutano le caratteristiche comportamentali e diventano melliflui, accondiscendenti al limite della viscidità e decisamente  più propensi al sorriso e alla socievolezza.  Gli antropologi parlano  questo atteggiamento come di “raffinate tecniche di caccia”.

[18 Novembre] MONTAGNE DI PAROLE

[14 Novembre] IMBAVAGLIATI E TROMBATI

Il califfo del Manettistan ai tempi dell’ulivismo Reale

Non bastavano i sinistro libero-ecologisti a superare il re in realismo e prodursi in infamate da questura con il loro capo, terrorizzato per i crolli nei prossimi sondaggi,a  lanciare ieratici strali di fuoco  contro i novelli “cavalieri dell’apocalisse” con i cappucci neri.  Svendola è stato drammaticamente sorpassato a destra da Di Pietro, che spogliate le vesta dello centri sociali marchesgrammaticato capo popolo,  fa un salutare  salto indietro nelle vesti del temibile  “manettoman” e  va a tirare fuori dagli anfratti più bui della legislatura  niente popodimenoche “La Legge Reale”.  Oronzo Reale, ministro della (in)giustizia in vari governi Moro prima che quest’ultimo fucilato da tre pirla con la benedizione dei servizi segreti americani, partorì una delle leggi più liberticide della storia della repubblica.  Estendeva a 4 giorni la permanenza nelle questure e nelle caserme dei fermati prima che un giudice decidesse dei  loro destini. E immaginate quanti se ne possono ammazzare a calci se già abbiamo una fila sterminata di morti da bastonate  con le sole 48 previste adesso. Stefano Cucchi, Aldusin…

I divieti di caschi e fazzoletti anche per la strada (già mi immagino le donne islamiche con i fazzoletti..) e i vetri oscurati sulle macchine .  Ma il vero cuore pulsante  è il via libera all’uso delle armi da parte degli sbirri ogni volta che gli gira male (brutale sintesi ma è la sostanza)  Proviamo a dare una occhiata ai “risultati” della legge che è stata in vigore (ma per certe parti ancora lo è come per l’aggravante politica dei reati) tra il 1975 e il 1989 ed è uscita indenne da un referendum indetto dei radicali (quando ancora fumavano robe buone..) del 1978.

Nel periodo  in cui è stata in vigore questa legge sono state uccise 254 persone e ferite 371. Nel 91% dei casi i giustiziati erano senza armi. 208 tra i fucilati non stavano commettendo alcun reato . Il 65% degli sbirri sparatori hanno dichiarato in processo  che il “colpo era partito  accidentalmente”.

Una stoccatina anche ai feticisti: se la costituzione fosse stata tutta questa gran carta che sventolate a mo’ di totem in ogni attimo non avrebbe dovuto permettere una legge come quella. E probabilmente  anche il compagno Pertini che  c’ha messo una firma sopra cosi compagno non era. Sul PCI già la storia ha messo una pietra tombale sopra.

E dentro la cricca dell’ulivismo reale, ma Reale, veramente Bersani sembra “il più meglio”.

E se i SUV bruciano, amen. Consideriamolo un “danno collaterale” della crisi capitalistica. E mettiamoci una pietra sopra.

QUESTA NON E’ UN COMUNICATO DEL COLLETTIVO LA UNA RIFLESSIONE PERSONALE DI

AccaCiElle

 

I puffi blu e i blackboy ce fanno na pippa